Brina, galaverna e neve industriale: quando la nebbia si forma in pieno inverno.

La nebbia è una nuvola, composta da innumerevoli microscopiche goccioline di acqua. Una sostanza questa con un ruolo chiave nella natura. Senza di essa la vita non sarebbe possibile. L’acqua ha anche delle proprietà particolari: una di esse è che non sempre gela a zero gradi. Le goccioline d’acqua che galleggiano sospese nell’aria possono rimanere in forma liquida anche se la loro temperatura è di diversi gradi sotto il classico punto di congelamento. Si parla in questo caso di acqua sopraffusa. Un forma di stato della materia estremamente instabile: appena delle goccioline d’acqua sopraffusa toccano un oggetto, congelano istantaneamente.

Nei mesi invernali, oppure in alta montagna, le inversioni termiche si formano in presenza di temperature negative, al di sotto degli zero gradi. La nebbia che si forma in prossimità di queste inversioni termiche ha una temperatura negativa: le goccioline d’acqua che la compongono sono sopraffuse. All’interno della nebbia sussiste sempre un po’ di vento: il più delle volte impercettibile, altre volte più forte. Se le goccioline sopraffuse, sospinte dal vento, toccano un oggetto (palo della luce, ramo di un albero, traliccio di una funivia, …) congelano istantaneamente creando una concrezione di ghiaccio che cresce in direzione opposta al vento. Queste concrezioni, una volta che la nebbia si dissolve, possono permanere anche per ore, dando a volte al paesaggio un tocco fiabesco, con concrezioni di ghiaccio dalle forma a volte bizzarre.

Questo deposito di ghiaccio è chiamato galaverna, quando è formato soprattutto da aghi o scaglie di ghiaccio. Oppure calabrosa, quando la concrezione è formata da una crosta piuttosto compatta di ghiaccio con granuli che lo rendono simile a una spugna, a causa delle bolle d'aria che vi si trovano.

Dopo l’abbassamento del limite superiore della nebbia sotto la quota, al passo dell’Albis (vicino a Zurigo) un paesaggio fantastico appare in tutta la sua bellezza. Il passo era rimasto avvolto dalla nebbia per numerosi giorni con temperature sotto la soglia degli zero gradi (11 gennaio 2009). Foto di D. Gerstgrasser

A volte si confonde la galaverna con la brina che si forma al limite superiore dello strato di nebbia oppure sul bordo di banchi di nebbia, in presenza di temperature negative. Se la formazione della galaverna avviene quando le goccioline di ghiaccio congelano istantaneamente, i cristalli di brina si formano per deposito diretto tramite sublimazione. Ciò significa che l’acqua passa direttamente dalla sua fase gassosa (l’invisibile vapore acqueo) a quella solida, senza passare per lo stato liquido. Anche i cristalli di brina hanno forme aghiformi, ma rispetto alla galaverna sono molto più piccoli e crescono un po’ in tutte le direzioni.

Una particolare forma di precipitazione che può cadere dagli strati di nebbia alta è la cosiddetta “neve industriale” (dal tedesco “Industrieschnee”). Essa si verifica tipicamente nelle zone periferiche in cui sono presenti attività industriali, da qui anche il nome. Le attività industriali (ad esempio impianti di incenerimento dei rifiuti, fabbriche di cellulosa, carta o acciaierie) sono indispensabili perché forniscono quel “surplus” di vapore acqueo che favorisce la formazione di piccoli fiocchi di neve durante i prolungati periodi di inversione termica. Come per altri fenomeni meteorologici anche per avere la formazione di neve industriale, sono necessari alcuni giusti “ingredienti”. Nel nostro caso:

  • l’inversione non dovrebbe essere ad una quota superiore ai 900 metri
  • la temperatura alla base dello strato dell’inversione deve essere fra -5 e -12 gradi centigradi.

La neve industriale cade sempre in quantità limitata, fino ad un massimo di pochi centimetri.

Per quanto riguarda le centrali nucleari con torri di raffreddamento (come quelle di Gösgen o Leibstadt), il “pennacchio” che esce dalla torre di raffreddamento è di regola talmente caldo, che riesce a spingersi oltre l’inversione, andando a evaporare negli strati superiori più secchi. Di conseguenza non si forma neve industriale.