Mediata su tutto il versante sudalpino, la temperatura media di novembre è risultata di 2,4 °C superiore alla media 1991-2020; si è trattato del terzo mese di dicembre più caldo mai registrato dall’inizio delle misure nel 1864, dietro a quello del 2015 (+4,0 °C) e del 2016 (+3,0 °C). Le anomalie delle singole stazioni di misura sono state tutte comprese fra +1,9 e +2,7 °C, senza particolari differenze fra le zone di montagna e le basse quote.
Nel clima odierno a sud delle Alpi il mese di dicembre è di 3,2 °C più caldo rispetto al clima del trentennio preindustriale 1871-1900.

La stragrande maggioranza delle stazioni di rilevamento sudalpine ha registrato temperature medie giornaliere superiori alla media di riferimento 1991-2020 durante tutto l’arco del mese di dicembre, ad eccezione dell’ultimo giorno dell’anno. Infatti, il mese è stato caratterizzato da prevalenti condizioni di alta pressione con masse d’aria miti provenienti dai quadranti occidentali. A margine dell’anticiclone sul Nordeuropa, verso la fine dell’anno correnti provenienti da nord sono invece state convogliate verso le Alpi. L’aria fredda si è riversata a sud delle Alpi dapprima sottoforma di favonio il 30 dicembre, facendo registrare ancora locali anomalie di temperatura positive, mentre il giorno successivo si è rivelato il vero carattere della massa d’aria che, senza effetto favonico, ha fatto registrare deviazioni di temperatura negative.
Nonostante le anomalie positive della temperatura media giornaliera siano risultate molto marcate, raggiungendo in alcune stazioni i 5 – 8 °C, non sono stati registrati valori degni di nota. Solamente la temperatura minima misurata sul passo del Bernina l’8 dicembre, pari a 1,0 °C, è risultata l’ottava più elevata dall’inizio delle misure nel 1972.


Il tempo anticiclonico e mite è all’origine anche della scarsità di precipitazioni osservata a sud delle Alpi: mediata sull’intero territorio, la somma mensile delle precipitazioni non ha superato il 41 % della media di riferimento 1991-2020. Solamente fra il 16 e il 17 e fra il 24 e il 25 dicembre due perturbazioni hanno interessato le nostre regioni, ma con apporti di umidità molto modesti. In entrambi i casi ad essere più toccato dalle precipitazioni è stato il Ticino centro-meridionale. Nel primo evento sono caduti da 10 a 30 mm, nel secondo non più di una ventina di millimetri sul Mendrisiotto. Di conseguenza il totale mensile delle precipitazioni ha raggiunto il 70 % della media a Stabio, il 58 % a Lugano, valori intorno al 50 % sul Ticino centrale (ad eccezione di Cimetta che ha raggiunto il 72 %), mentre lungo le Alpi essa non ha superato il 15-30 % della media.

Durante i due eventi di dicembre, il limite delle nevicate è rimasto sui 1100-1200 metri, scendendo temporaneamente a quote più basse solamente durante le precipitazioni più intense. A quote di media montagna l’innevamento è stato deficitario, rimanendo ben al di sotto della media di riferimento 1991-2020 per tutto il mese.
A differenza dei due mesi precedenti ricchi di sole, in dicembre a sud delle Alpi la durata del soleggiamento è risultata di poco inferiore alla media del periodo di riferimento 1991-2020, con valori compresi fra l’85 e il 95 % di essa. La stazione di San Bernardino, tuttavia, ha registrato 86 ore di sole, che corrispondono alla media del periodo 1991-2020.
