Limite delle nevicate / limite della neve

Il limite delle nevicate indica l'altitudine alla quale la precipitazione è composta da metà circa di fiocchi di neve e dall'altra metà di gocce di pioggia.

Il limite della neve indica l'altitudine alla quale la neve resta al suolo. Generalmente il limite della neve è di circa 100-200 m più alto di quello delle nevicate.

Trucchi e segreti del limite delle nevicate

“Nevica, evviva! Ma fin dove?” La domanda è d’obbligo per tutti coloro che abitano nelle regioni alpine o che si muovono come turisti sulle nostre montagne. Conoscere fino a che quota nevica può evitare molti grattacapi agli automobilisti. Mentre gli sciatori “tifano” per un limite delle nevicate il più basso possibile

Il limite delle nevicate è dunque un’informazione d’interesse generale. Prevederne la quota è uno dei principali compiti per il meteorologo d’inverno. Un compito però non sempre facile. Di primo acchito si potrebbe pensare che fra isoterma degli zero gradi e quota del limite delle nevicate sussista un legame diretto. Conosciuto il primo, trovare il secondo è un gioco da ragazzi. In realtà la natura è un po’ più complessa. Certo la quota del limite delle nevicate si trova sempre al di sotto della quota dell’isoterma di zero gradi. Ma di quanto? Questo dipende da diversi fattori. Prima di passarli in rassegna bisogna però notare come non esista nell’atmosfera un’ipotetica linea al di sopra della quale troviamo solo fiocchi di neve e immediatamente al di sotto solo gocce d’acqua. Piuttosto esiste sempre uno strato all’interno del quale i fiocchi di neve fondono progressivamente. Uno strato che può raggiungere anche diverse centinaia di metri di spessore. Man mano che scendono, sempre più fiocchi si tramutano in gocce d’acqua: se alla sommità dello strato avevamo solo fiocchi di neve, alla sua base abbiamo solo gocce di pioggia. E in mezzo fiocchi e gocce convivono. Laddove abbiamo circa il 50% di fiocchi e il 50% di gocce di pioggia, si situa la quota presa come riferimento nei bollettini meteorologici per indicare il limite delle nevicate.

Ad alta quota le temperature sono sempre sufficientemente basse e nelle nuvole abbiamo solo acqua sotto forma solida, vale a dire ghiaccio, in forma di minuscoli cristallini o fiocchi di neve. Il fiocco di neve inizia a fondere quando, nella sua discesa verso il basso, raggiunge la quota alla quale la temperatura dell’aria è di zero gradi (il famoso isoterma di zero gradi). La fusione non avviene però istantaneamente. Dalle leggi della fisica dell’atmosfera sappiamo che un fiocco di neve, per fondere, deve assorbire energia termica dall’aria. Un processo, questo, che richiede del tempo durante il quale il fiocco scende verso il basso.

In genere all’inizio di una nevicata l’umidità dell’aria è inferiore al 100%. Il fiocco di neve, prima ancora di fondere, inizia a sublimare. Un termine tecnico che indica come le molecole che compongono il ghiaccio si stacchino completamente dal cristallo andando direttamente nell’aria, senza depositarsi sul cristallo in un sottile strato di acqua. Man mano che le molecole d’acqua passano dal ghiaccio all’aria, essa si umidifica gradualmente. In questa fase il fiocco di neve non si scioglie, ma rimane integro sotto forma di ghiaccio, pur diventando sempre più piccolo, man mano che nuove molecole sublimano.

Quando l’aria è completamente umidificata (l’umidità relativa è a questo punto del 100% e tecnicamente si è raggiunto il punto di saturazione) il processo della sublimazione si arresta: le molecole non si staccano più dal ghiaccio e vanno direttamente nell’aria, bensì si staccano e vanno a formare uno strato di acqua attorno al cristallo. Strato d’acqua che cresce sempre più, man mano che il cristallo, fondendosi, si rimpicciolisce. E prima o poi rimarrà solo una gocciolina d’acqua. Il ghiaccio è fuso completamente. Sia il processo della sublimazione sia quello della fusione necessitano di energia termica, che viene presa dall’aria circostante. In altre parole man mano che i fiocchi sublimano o fondono, l’aria si raffredda e l’isoterma di zero gradi e il limite delle nevicate si abbassano di conseguenza. Questo processo si chiama raffreddamento per sublimazione o fusione ed è tanto più efficace quanto più intensa è la nevicata. L’abbassamento graduale del limite delle nevicate è osservabile a volte addirittura ad occhio nudo, nelle prime fasi della nevicata: quando inizialmente la base delle nuvole è sufficientemente elevata (sui 2000 o 3000 metri) e l’aria al di sotto relativamente secca. Nelle prime ore della nevicata sotto le nuvole si nota come una specie di “nebbiolina” che scende con il passare del tempo verso il basso. Sono i fiocchi di neve che scendono gradualmente verso terra.

Come spesso capita in meteorologia le due descrizioni qui sopra sono delle descrizioni semplificate di quello che avviene in realtà. Andando a livello microscopico i processi si complicano alquanto. Ma per un’introduzione dei meccanismi principali possiamo fermarci qui. Quello che è importante è il concetto: il fiocco di neve può “sopravvivere” notevolmente anche al di sotto dell’isoterma di zero gradi. Fino a diverse centinaia di metri. In genere si tratta di 200 – 400 metri, in casi estremi addirittura 1000 metri. Non c’è dunque da stupirsi se nevica anche quando il termometro indica temperature positive, magari di alcuni gradi sopra lo zero termico!

Come tutti voi avrete sicuramente già notato, il limite delle nevicate non è omogeno sul territorio. Passando dalle zone di pianura a quelle di montagna, la quota del limite delle nevicate può cambiare molto anche su brevi distanze, provocando una variazione nello spazio molto pronunciata. La spiegazione può essere associata ad alcune situazioni che meritano di essere illustrate in modo specifico.

Il raffreddamento funziona meglio nelle valli strette

Il raffreddamento per sublimazione o fusione, oltre ad essere tanto più efficace quanto più intensa è la nevicata, è particolarmente pronunciato nelle vallate strette, rispetto alle regioni di pianura o di collina, più “aperte”. Una colonna d’aria praticamente satura (vale a dire con umidità relativa attorno al 100%) e vento generalmente debole sono due elementi che favoriscono il raffreddamento dell’aria a seguito dell’energia termica assorbita per far sublimare o fondere i fiocchi di neve. All’interno delle vallate strette il volume d’aria da cui si può assorbire l’energia è inferiore a quello presente sopra le regioni di pianura o di collina. Di conseguenza, a parità di intensità delle precipitazioni, all’interno di una vallata il raffreddamento è maggiore e limite delle nevicate è di solito più basso rispetto ad una vicina zona di pianura o di collina. In Ticino questo fenomeno si può osservare quando ci si sposta dalla zona di Bellinzona verso Biasca. Mantenendo praticamente la medesima quota, come si entra nella Riviera la valle si restringe e in pochi chilometri si passa dalla pioggia in zona Bellinzona alla neve verso Biasca.

L’aria fredda intrappolata nelle vallate.

In una regione dall’orografia complessa come quella alpina, in cui le valli si intersecano e si diramano un po’ in tutte le direzioni, può capitare che in una o più vallate rimanga intrappolata dell’aria fredda. Al passaggio di una perturbazione è spesso associato l’arrivo di aria mite (il cosiddetto fronte caldo).  Quest’aria si “insedia” facilmente sulle zone di pianura, mentre fa più fatica a prendere il posto dell’aria fredda intrappolata nelle vallate. Sono situazioni descritte nel bollettino meteorologico indicando come il limite delle nevicate che si rialzi progressivamente dalle basse quote fin verso i 1000 - 1500 metri di quota. Questo rialzo avviene abbastanza rapidamente nelle zone prealpine o collinari, mentre nelle vallate alpine esso è più lento. Possiamo così trovarci con la pioggia sul Sottoceneri e sul Ticino centrale e la neve che cade appena si entra nelle vallate alpine. Oppure che il limite delle nevicate in Engadina, dove con i venti da sudovest l’aria mite mediterranea arriva facilmente, sia sopra i 1500 metri, e in Ticino per contro ancora sui fondovalle.

Il limite delle nevicate nel caso di situazioni d’inversione termica.

Questo caso si verifica più frequentemente a Nord delle Alpi, mentre a Sud delle Alpi è piuttosto raro. Esso si presenta quando le precipitazioni arrivano al termine di una prolungata fase di tempo autunnale o invernale stabile e freddo, in presenza di un’inversione termica. Un’inversione termica è una situazione in cui la temperatura dell’aria aumenta con la quota, invece di diminuire come dovrebbe essere la situazione standard. Ad esempio possiamo avere una temperatura di più 2 gradi sul fondovalle, e magari una temperatura di più 5 gradi a 1500 metri. Basandoci solo sulla temperatura del fondovalle, ci aspetteremmo la neve fino a basse quote, mentre in realtà l’aria calda in quota fa sì che, almeno inizialmente, il limite delle nevicate sia a media-alta quota, ben sopra i 1000 metri di quota.

Concludendo, ricordiamo la regola approssimativa:

Il limite delle nevicate si trova solitamente da 200 a 400 metri sotto la quota dell’isoterma di zero gradi. Come tutte le regole vi sono sovente situazioni che si discostano da essa, ma in genere funziona abbastanza bene.  Attenzione però a non confondere il limite della neve con il limite delle nevicate. Il limite della neve è la quota alla quale la neve resta al suolo sui prati. Generalmente il limite della neve è di circa 100 - 200 m più alto di quello delle nevicate.

Fonte: P. Hächler, 2002; rielaborata da G. Kaufmann e D. Gerstgrasser /MeteoSvizzera, traduzione e adattamento M. Gaia 2016