Con l'avanzare dell'estate, secondo i dati del CAMS, l'Europa sud-orientale ha registrato una delle stagioni più intense degli ultimi anni in termini di incendi boschivi, con una serie di incendi nei Balcani nel mese di luglio, oltre agli intensi incendi di inizio estate in Grecia, Cipro e Turchia.
Le foreste canadesi hanno continuato a bruciare intensamente fino all'inizio di settembre, raggiungendo il secondo livello più alto di emissioni annuali, superato solo dal catastrofico 2023. L'attività principale è stata osservata nella Columbia Britannica, nello Yukon e nei Territori del Nord-Ovest piuttosto che nelle province delle praterie dell'Alberta, Saskatchewan e Manitoba, come era avvenuto nei mesi precedenti.
Il fumo degli incendi boschivi ha un impatto significativo sulla qualità dell'aria e quindi sulla salute a livello locale e potenzialmente a migliaia di chilometri di distanza. Mentre le emissioni di carbonio degli incendi boschivi sono un buon indicatore della loro intensità, il fumo degli incendi contiene altri inquinanti atmosferici primari come ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato e può contribuire alla formazione di inquinanti secondari come l'ozono. Il particolato fine PM2.5 è particolarmente dannoso per la salute poiché può penetrare in profondità nelle vie respiratorie e nel flusso sanguigno, causando gravi malattie in caso di esposizione frequente. Diversi studi hanno esaminato l'impatto del PM emesso dagli incendi boschivi sulle morti premature.
Ripetute intrusioni di polvere sahariana
L'estate boreale del 2025 ha visto anche episodi insolitamente frequenti e intensi di trasporto di polvere sahariana, sia attraverso il Mediterraneo verso l'Europa meridionale che attraverso l'Atlantico verso le Americhe, con significative intrusioni di polvere ogni mese.