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Fischia il vento… ma quale vento? Parte 3

MeteoSvizzera-Blog | 23 gennaio 2024
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Terminiamo il nostro lungo viaggio trasportati talvolta da dolci brezze, talvolta da irruenti turbolenze. Sapete che fenomeno si cela dietro il "downburst" e il "wind shear"? Qual è l'interazione del vento con gli esseri umani? Il cambiamento climatico può influenzare il regime dei venti? Vi invitiamo dunque a leggere questo ultimo contributo sul tema!

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Downburst e Wind Shear, vediamoci chiaro

Downburst e wind shear, termini – in particolare il primo – sentiti a più riprese anche alle nostre latitudini, ad esempio in occasione dell’affondamento di una barca sul Verbano lo scorso maggio, ma anche nelle violenti raffiche che a luglio hanno colpito La Chaux-de-Fonds, sono termini differenti che indicano due processi atmosferici.

Il Downburst è legato alle celle temporalesche. Luca Nisi: “si tratta di raffiche discendenti dovute all'aria fredda, che scendono verso il suolo all’interno del temporale. Se l'aria fredda scende bruscamente, a velocità verticali di circa 70 km/h (più di 10 volte la velocità di un ascensore!), si parla di downburst. Quando l'aria è sufficientemente umida, queste raffiche possono essere caratterizzate da forti precipitazioni e tendono a trasportare la pioggia verso il suolo. Se invece negli strati inferiori l'aria è secca, i downburst sono detti appunto secchi e non sono necessariamente accompagnati da precipitazioni. Tuttavia, possono essere rilevati dalla polvere e dai detriti che fanno sollevare dal suolo. Questi eventi sono difficili da individuare in caso di forti precipitazioni e con una nube molto vicina al suolo, di solito sono svelati dai danni che provocano, ad esempio con tracce di schiacciamento al suolo o venti divergenti”.

Wind shear in italiano si traduce con gradiente del vento: “Ormai in meteorologia si usa molto l’inglese, per questo anche da noi si sente ogni tanto questo termina. Si tratta di un fenomeno atmosferico che consiste in una variazione della velocità del vento sullo spazio, in genere con l’aumento di quota. Per la formazione dei temporali forti, quelli che portano la grandine o addirittura le supercelle, è infatti vitale la presenza di un importante gradiente di vento. Di norma maggiore è questo gradiente, e più longeve sono le cellule temporalesche. In meteorologia aeronautica il gradiente di vento è anche utilizzato per descrivere un’improvvisa variazione della direzione e velocità del vento su una scala spaziale più piccola rispetto a quella descritta sopra. È un fenomeno molto pericoloso, causa di numerosi incidenti aerei.

Dati e record, ovvero quando soffia davvero forte

Come sempre, in presenza di fenomeni atmosferici particolari, cerchiamo di fare anche una panoramica dei dati e record registrati, partendo dal locale per raggiungere la scala globale. “Nella Svizzera italiana, quindi sul versante sudalpino e partendo dalla montagna, troviamo i 203,4 km/h registrati sul Pizzo Matro in Bassa Leventina il 22 novembre 1999, in una fase di vento da nord. Scendendo invece in pianura, si possono segnalare i 131,4 km/h registrati dalla stazione di Poschiavo/Robbia il 10 gennaio 2015, anche in questo caso con il favonio da nord. Il 4 luglio del 2000 invece a Lugano si sono raggiunti i 129,6 km/h in occasione di un temporale.

Allargando la scala a tutta la Svizzera i valori sono ancora più impressionanti: “Sempre partendo dalla montagna, il 27 febbraio 1990 sul Gran San Bernardo sono stati raggiunti addirittura i 268,2 km/h, in occasione della tempesta invernale Vivian. In pianura a svettare è invece Glarona, dove il 15 luglio 1985, durante un temporale, sono stati registrati 190,4 km/h, anche se… questo primato potrebbe vacillare: durante il già citato evento a La Chaux-de-Fonds (temporale), lo scorso 24 luglio una raffica ha raggiunto ben 217,4 km/h, ma il dato è ancora da convalidare ufficialmente, insomma ‘affaire à suivre’ come si dice”.

La Chaux-de-Fonds, "potremmo aver battuto un record"

Infine, allargando l’orizzonte a tutto il globo, anche le importanti velocità fin qui segnalate impallidiscono a fronte dei 408 km/h registrati il 10 aprile del 1996 a sull’isola di Barrow, nell’Australia nordoccidentale”.

Venti e cambiamento climatico, una questione aperta

Come per i record, non può nemmeno mancare la domanda delle domande, affrontata per praticamente tutti i temi fin qui approfonditi: quale relazione intercorre tra l’evoluzione dei venti e il riscaldamento climatico? “E come spesso accade in questo senso, è molto difficile rispondere a questa domanda” premette Luca Nisi. “La letteratura scientifica in merito è molto scarsa. Per i venti locali possiamo affermare con sicurezza che la questione resta aperta e sarà l’analisi della frequenza dei singoli eventi (per esempio fasi di favonio, scirocco, bise, ecc.) nei decenni a seguire che eventualmente ci daranno un’indicazione. Ad oggi non ci sono tendenze statisticamente significative e quindi per il momento i dati ci suggeriscono che non ci sono relazioni, almeno in modo diretto e immediato”.

La situazione su scala globale, seppur lo sguardo resti rivolto al futuro, potrebbe essere differente: “Per i venti legati alla circolazione globale invece, a causa dei cambiamenti delle differenze di temperatura tra equatore e polo (le zone polari si stanno scaldando a un ritmo decisamente maggiore) la possibilità di modifiche statisticamente significative per il futuro è reale. In ogni caso anche in questo campo c’è ancora molta incertezza anche se gli studi scientifici, grazie al costante miglioramento dei modelli climatologici, procedono con delle analisi sempre più dettagliate e complete, ma al momento è ancora prematuro esprimersi”.

L’essere umano e il vento, un rapporto in costante evoluzione

Ci siamo infine noi, intesi come esseri umani, che con il vento abbiamo da sempre avuto un rapporto di amore-odio, come già ben illustrato in apertura dalle poesie di Montale: “Dai tempi in cui gli antichi greci veneravano Eolo alla costruzione, molto dibattuta, delle pale eoliche sul Passo del Gottardo, con il vento l’uomo ha sempre avuto prima di tutto un rapporto di amicizia, cercando di sfruttare quanto di buono poteva e può offrire… a questo proposito pensiamo ai trasporti con le barche a vela, ma è stato sfruttato anche come risorsa energetica a partire dai mulini fino ad arrivare ai già citati impianti eolici, senza dimenticare le attività di svago, dal windsurf al parapendio".

"Il vento è però, e lo è tutt’oggi, anche temuto: se troppo forte è infatti distruttivo e risulta anche pericoloso per la vita umana. Pensiamo ai tornado, agli uragani, ma anche ai più vicini incidenti mortali capitati in Svizzera o nelle regioni adiacenti a causa di fortissime raffiche di temporale. Durante le stagioni fredde il vento rappresenta anche un’insidia ulteriore, soprattutto per l’alpinista: con il vento la temperatura percepita può infatti essere decisamente più bassa rispetto a quella misurata. Per esempio se la temperatura è di -5 gradi, con una raffica di 50 km/h la temperatura percepita dalla pelle non protetta è di -25 °C” conclude Luca Nisi.

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#lameteospiegata è una serie RSINews, in collaborazione con MeteoSvizzera, che nasce con l’intenzione di approfondire, una volta al mese, un tema meteorologico non per forza legato alla stretta attualità. La missione: renderlo accessibile e comprensibile.

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