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El Niño e La Niña, i bambini impertinenti del Pacifico - Parte 1

MeteoSvizzera-Blog | 14 maggio 2023
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Un bambino e una bambina, in grado di influenzare dinamiche e valori meteo-climatici in tutto il mondo. No, non abbiamo scoperto i figli gemelli di Superman e Wonder Woman. Il potere della ‘Kryptonite’ in questo caso è detenuto da due fenomeni climatici ben precisi, che rispondono al nome di El Niño (il bambino) e La Niña (la bambina).

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A prima vista sembrerebbero riguardare solo l’oceano Pacifico e regioni molto lontane da noi, ma a una seconda occhiata si scopre presto che non è esattamente così. E se ancora avevate dubbi, la decima puntata della serie #lameteospiegata, una collaborazione tra RSINews e MeteoSvizzera, parlerà proprio di loro. Per accompagnarci in questo veleggiare oceanico (e non solo), dopo due puntate con altri ospiti, torna il nostro riferimento principale de #lameteospiegata: il meteorologo Luca Nisi.

Che cos’è El Niño?

Parlando di El Niño non si può che iniziare dal suo nome, che è in realtà un diminutivo: “Il nome completo è El Niño Oscillazione Meridionale, che è a sua volta una traduzione dall'inglese (El Niño Southern oscillation – ENSO). Il nome oscillazione non è casuale: si tratta infatti di un fenomeno climatico naturale che si modifica dopo un periodo più o meno regolare di tempo.  Si tratta di una teleconnessione atmosfera-oceano. Chiaramente, come vedremo dopo, queste oscillazioni sono anche influenzate dal cambiamento climatico, ma El Niño e La Niña sono due fenomeni interconnessi con la circolazione atmosferica generale e sono presenti da diversi millenni, come hanno dimostrato ricerche paleoclimatologiche. L’atmosfera contiene una miriade di fenomeni particolari: di breve e lunga durata, su scala locale o ampia,… e sicuramente El Niño e La Niña devono la loro fama - a livello meteo-climatologico sono fenomeni molto conosciuti - proprio a causa degli effetti, talvolta intensi, su larga scala, oltre all'interconnessione con altri fenomeni meteo climatici che avvengono in altre parti della Terra” spiega Luca Nisi.

Concentrandoci sul primo si può dire che El Niño ha varie sfaccettature, ma il suo effetto principale è un forte riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico centro meridionale e orientale. “Sono interessate quindi le coste occidentali dell'America Latina. La periodicità di questo fenomeno non è certamente precisa come un orologio svizzero. I fenomeni El Niño e La Niña durano in genere dai 9 ai 12 mesi, ma appunto è un’indicazione e talvolta possono durare anche anni, come successo all’ultima fase che abbiamo vissuto tra il 2021 (La Niña, inizio a cavallo dell’anno) che è durata fino a all’inizio di questo 2023. In media i fenomeni più intensi legati alle due fasi si verificano ogni 2-7 anni, ma anche in questo caso la cadenza non è regolare. Bisogna anche dire che i fenomeni di El Niño sono un po’ più frequenti di quelli di La Niña, quindi anche la loro distribuzione è irregolare”.

La circolazione di Walker, la premessa di tutto

Prima di passare alla controparte, alla sorellina Niña, vale la pena – ci dice Luca Nisi – spendere due parole sulla cosiddetta circolazione di Walker, detta anche Cella di Walker:  “Si tratta di un modello concettuale che riguarda i flussi atmosferici, quindi i venti, nelle regioni tropicali del pianeta. Questo modello è utilizzato per spiegare la dinamica dell'atmosfera proprio in queste zone e – nonostante sia un modello concettuale – trova conferme nelle osservazioni. La causa di questo movimento delle masse d'aria è da ricercare nelle differenze della distribuzione del calore tra superficie del mare e crosta terrestre, che innescano dei moti circolatori. Consiste in unacella con circolazione chiusa, dove le masse d'aria vengono sospinte da est verso ovest nei bassi strati, mentre vengono sospinte verso l'alto nella parte occidentale della cella e in quota, al contrario, le masse sono sospinte verso est. È una circolazione naturale e più o meno regolare. Le cause della circolazione di Walker, a livello meteorologico, sono spiegate dalla differenza di pressione tra una zona di alta pressione tipicamente posizionata sull'Oceano Pacifico orientale e una zona di bassa pressione sull’Indonesia. Quando la circolazione di Walker si indebolisce o si inverte a causa dei cambiamenti di questo gradiente di pressione, siamo proprio in una situazione di El Niño. Al contrario, quando questa circolazione si rafforza, siamo invece in una situazione di La Niña”.

La Niña, la sorella amica di Walker

El Niño in spagnolo vuol dire “il bambino”, quindi in un certo senso possiamo per estensione definire La Niña come sua sorellina. Ma cosa cambia nella realtà passando alla fase ‘femminile’? “Come detto quando la circolazione di Walker si intensifica e viene stimolata dal gradiente di pressione, entriamo in una fase di La Niña. Guardando la circolazione su una scala verticale, quindi nelle tre dimensioni, le correnti in questo caso ruotano proprio al contrario rispetto a una fase di El Niño: gli alisei, ovvero quei venti costanti caratteristici dei tropici che nell'emisfero nord soffiano da nord-est verso sud-ovest, sono più intensi nei bassi strati e sospingono le masse d'aria sulla superficie del Pacifico verso l'Australia e l'Indonesia. Entrambi i fenomeni (Niño e Niña), con i loro venti nei bassi strati, non influenzano solo la distribuzione delle precipitazioni o dei periodi secchi spostando l'umidità da una parte o dall’altra della distesa d’acqua, ma stimolano al contempo anche una circolazione oceanica ben definita, che vedremo più avanti, a causa dell’attrito esercitato da questi venti sull’acqua”. Semplificando all’osso, possiamo quindi dire che La Niña amplifica le condizioni di circolazione oceanica e atmosferica normali (Walker) e, al contrario di El Niño, provoca un raffreddamento delle acque del Pacifico centro meridionale e orientale.

Il Southern oscillation index (SOI) e le fasi di riscaldamento e raffreddamento

Per definizione si è in presenza di una fase di El Niño quando la superficie della parte centrale dell'Oceano Pacifico manifesta un incremento di temperatura rispetto alla norma di almeno 0,5 gradi per un periodo di tempo non inferiore a cinque mesi. Se invece la temperatura è inferiore alla media stagionale di 0,5 gradi nello stesso periodo, quindi sempre almeno cinque mesi, siamo in presenza di una fase opposta, detta La Niña. “L'intensità massima di oscillazione in genere è raggiunta quando le anomalie di temperatura mostrano valori di 3-4 gradi. Lo 0,5 è infatti la soglia che determina l'inizio dell'evento, però poi queste anomalie di temperatura sono molto più importanti durante la fase massima. In questo modo si identificano le fasi di El Niño o di La Niña attive.

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#lameteospiegata è una serie RSINews, in collaborazione con MeteoSvizzera, che nasce con l’intenzione di approfondire, una volta al mese, un tema meteorologico non per forza legato alla stretta attualità. La missione: renderlo accessibile e comprensibile.

Il blog completo de #lameteospiegata sul sito web di RSI è accessibile al seguente link.