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Tutto quello che c'è da sapere sui fulmini - parte 3

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Come funzionano? Dove cadono più spesso? Come ci si protegge? Il tema della serie #lameteospiegata, una collaborazione con RSINews, è decisamente elettrizzante: i fulmini. In questa terza parte vediamo un po' più da vicino quali sono le conseguenze dei fulmini, in particolare per quanto riguarda gli incendi boschivi.

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Terza e ultima puntata di questa serie di blog dedicata ai fulmini. La proponiamo ancora una volta sottoforma d'intervista, ma oggi, oltre al meterologo di Locarno-Monti, avremo un ospite: l’ingegnere forestale dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL Marco Conedera.

Le conseguenze dei fulmini sugli esseri viventi

La scarica di un fulmine che colpisce una persona è generalmente mortale, anche se ci sono eccezioni documentate di sopravvissuti. “In Svizzera si leggono notizie di animali all’alpeggio colpiti dai fulmini, succede abbastanza frequentemente e non sempre vengono colpiti direttamente ma attraverso il cono di potenziale che si forma nel terreno. In sostanza la corrente elettrica passa all'interno dell’organismo uccidendolo”.

La probabilità di venir colpiti è molto bassa, ma non è nulla: “Un matematico aveva calcolato che la probabilità di essere colpiti da un fulmine, se vi trovate all’esterno in una zona esposta durante un temporale, è sei volte più alta rispetto di quella di azzeccare i sei numeri del lotto svizzero”. Bassa probabilità quindi, ma, dati gli effetti devastanti, è importante prestare sempre molta attenzione (per i consigli vedi il box finale).

I fulmini e gli incendi boschivi

“I fulmini sono l'unica causa d'innesco naturale di incendi di bosco che abbiamo in Svizzera”. A dircelo questa volta è Marco Conedera, ingegnere forestale dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). “Nelle estati più siccitose – prosegue Conedera – possono costituire fino alla metà dei casi di incendio di bosco. E con il cambiamento del clima e il sempre più frequente verificarsi di estati molto calde e siccitose, ci aspettiamo che questi incendi aumentino in frequenza”.

La relazione è invece meno evidente con quanto dicevamo prima sul possibile aumento dei temporali legati al cambiamento climatico, e la spiegazione è abbastanza logica: “Il fulmine, per far partire l’incendio, deve essere piuttosto ‘secco’, nel senso che deve essere una scarica energetica che arriva a terra, ma che non sia seguita da un temporale abbondante e quindi da piogge torrenziali, altrimenti l’energia immessa nel combustibile per accendere il fuoco viene fermata dalla caduta dell'acqua”.

Un fulmine, lo abbiamo visto, è un'enorme quantità di energia concentrata in un unico punto e in un istante. Per scatenare gli incendi, più è lunga la durata del fulmine e più è alta la probabilità di innesco. “Quando parliamo di una scarica lunga ci riferiamo comunque a microsecondi, però ci sono diverse durate di queste scariche e tendenzialmente sono quelle più lunghe che riescono ad accendere il fuoco” spiega Conedera.

Durante questa estate al sud delle Alpi ci sono già stati un paio di incendi da fulmine che non hanno causato grandi problemi, anche perché si era all'inizio della stagione e la siccità non era ancora così estrema. “Attualmente sono presenti le condizioni siccitose, ma non abbiamo ancora avuto temporali con fulmini in grado di innescare il fuoco. Se la stagione dovesse continuare così non mancheranno però le occasioni di innesco”.

Gli alberi maggiormente candidati a svolgere questo ruolo di “miccia” si trovano su terreni rocciosi in alta montagna e sono quelli che hanno una corteccia ruvida e che quindi trattengono molto l'acqua e attirano i fulmini. “Pensiamo soprattutto alle conifere, che hanno anche la particolarità, con la loro chioma, di proteggere e di non lasciar cadere l'acqua al piede dell'albero; quando il fulmine scarica a terra dopo aver colpito l'albero, trova dunque del combustibile molto infiammabile perché ancora a secco”.

Gli incendi causati dai fulmini sono infine particolari: “Tendenzialmente sono degli incendi che non sviluppano molta fiamma, in quanto sono sotterranei e avanzano molto lentamente. Creano quasi solo fumo, poca fiamma, e, visto che sono prevalentemente sotterranei, sono difficili da spegnere e possono durare anche settimane, come successo nel recente passato in Mesolcina ad esempio”.

Mesolcina che, insieme a tutto il canton Grigioni, è pioniera nella lotta a questi incendi: qui sono stati creati infatti dei gruppi di specialisti che coniugano competenze pompieristiche e alpinistiche altamente qualificate. “Sono profili difficili da trovare o formare, ma è il metodo più efficace ed economico per combattere questo tipo di roghi e – ci dice in conclusione Conedera – a livello svizzero si sta discutendo di allargare il modello grigionese ad altre realtà regionali”.

Fulmini, come proteggersi: qualche consiglio

Bisogna fare attenzione soprattutto quando ci si trova in zone esposte: le montagne, ma anche le pianure o una spiaggia, dove la persona può rappresentare uno degli oggetti più alti. È importante quindi cercare riparo prima possibile: i veicoli sono molto sicuri perché formano una “gabbia di Faraday”, come altrettanto sicure sono le abitazioni, dopo essersi assicurati di aver chiuso le finestre. Se invece ci si trova all’esterno in montagna bisogna cercare, se possibile, di trovare un incavo o comunque spostarsi in una conca di modo da non essere o di non trovarsi vicino all'oggetto più alto. Se si trova una grotta o qualcosa di simile per ripararsi è importante non toccar le pareti e stare accovacciati tenendo i piedi paralleli e vicini, un consiglio che vale anche in tutti gli altri luoghi. Vanno poi evitate le vicinanze con le antenne e con qualsiasi oggetto metallico. In montagna la cosa più importante, in caso di rischio di temporali, è prevedere sempre una via di fuga o un riparo sicuro nelle vicinanze. Anche le pianure senza alberi e le spiagge possono essere pericolose: in questo caso facilmente diventiamo noi l’oggetto più alto, come succede spesso anche agli alberi delle barche.

Tutto quello che c'è da sapere sui fulmini - parte 1:

#lameteospiegata 1

Tutto quello che c'è da sapere sui fulmini - parte 2:

#lameteospiegata 2

#lameteospiegata è una serie RSINews, in collaborazione con
MeteoSvizzera, che nasce con l’intenzione di approfondire, una volta al mese, un tema meteorologico non per forza legato alla stretta attualità. La missione: renderlo accessibile e comprensibile.
Il blog completo è accessibile al seguente link:

Tutto quello che c'è da sapere sui fulmini