
Questo termine potrebbe sembrare inizialmente un po’ artificiale o tecnico. La neve industriale, come suggerisce il nome, è neve normale che cade dall’atmosfera verso il suolo. Il termine «industriale» si riferisce quindi solo al processo di formazione della neve. In determinate condizioni, infatti, la neve si forma solo a causa delle emissioni antropogeniche, solitamente prodotte dagli impianti industriali.
A differenza della neve naturale, che è associata a condizioni di bassa pressione e ai suoi sistemi frontali la neve industriale si forma durante le situazioni di alta pressione invernale [link interno: alta pressione.
Affinché possa nevicare anche in condizioni di alta pressione, devono essere soddisfatte determinate condizioni meteorologiche:

Le attività industriali, come fabbriche di carta o impianti di incenerimento dei rifiuti, producono grandi quantitativi di vapore acqueo, spesso nell’ordine di diverse tonnellate all’ora. Poiché quest’aria umida è solitamente più calda dell’aria circostante, ha una densità inferiore e tende a salire verso l’alto per convezione, mescolandosi con l’aria più fredda e nebbiosa.
Quando l’aria carica di vapore acqueo raggiunge lo strato dell’inversione, non può più salire e si espande orizzontalmente in prossimità dell’inversione. Il processo può continuare per diverse ore, intrappolando sotto al di sotto dell’inversione una grande quantità di vapore acqueo. Questo vapore acqueo addizionale condensa poi progressivamente sulle gocce d’acqua sopraffusa che formano la nebbia o le nubi basse. Se la temperatura è sufficientemente bassa (-7 gradi o inferiore), le goccioline di nebbia sopraffusa iniziano a congelarsi. A causa dell’eccesso di umidità, il numero e la dimensione dei cristalli di ghiaccio aumentano e di conseguenza questi cadono poi al suolo sotto forma di deboli nevicate. In condizioni di vento debole, ciò avviene direttamente in prossimità dell’impianto industriale. Se invece al limite inferiore dello strato di inversione è presente un po’ di vento, la neve può essere trasportata per alcune centinaia di metri.
Dato che le temperature di solito non scendono sotto i -10 gradi, non si formano dei cristalli di neve grandi e ben sviluppati. La cosiddetta neve industriale è generalmente costituita da piccoli aghi o lamelle di ghiaccio.

Affinché i minuscoli fiocchi di neve non sublimino subito durante la caduta verso il suolo, l’aria deve essere umida dal limite inferiore dell’inversione fino al suolo. Ciò significa che il limite inferiore della nebbia alta durante gli episodi di neve industriale è molto basso o addirittura al suolo.

Oltre al vapore acqueo, gli impianti industriali emettono anche nuclei di condensazione, cioè particelle piccolissime che restano sospese nell’aria (=aerosol). Il vapore acqueo può depositarsi su questi nuclei, formando goccioline di nube. Alcuni aerosol agiscono anche come cosiddetti nuclei di ghiacciamento, sui quali le goccioline d’acqua sopraffusa aderiscono e congelano.
Non è chiaro in che misura gli aerosol emessi favoriscano la formazione della neve industriale e probabilmente dipende molto anche dalla fonte di emissione e dalla temperatura della nebbia o della nebbia alta. In presenza delle condizioni meteorologiche favorevoli (situazioni di inversione persistente con deboli correnti), di solito nell’aria sono già presenti sufficienti nuclei di condensazione e nuclei di ghiacciamento; in molti casi gli aerosol emessi svolgono quindi probabilmente solo un ruolo secondario.
Le grandi torri di raffreddamento delle centrali nucleari, che rilasciano nell’atmosfera grandi quantità di vapore acqueo, secondo i criteri discussi in precedenza dovrebbero essere ottime produttrici di neve industriale. Tuttavia, spesso non è così.
A causa delle dimensioni e del calore della nuvola di vapore acqueo emessa dalle centrali nucleari, essa sale molto rapidamente, tanto da riuscire a oltrepassare lo strato di inversione termica e a disperdersi nell’aria circostante più calda e secca.
