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Considerazioni climatiche sull'innevamento

8 gennaio 2016, 9 Commenti
Temi: Clima

L’estrema scarsità di neve in novembre e dicembre 2015 è stato un tema di discussione ricorrente anche su queste pagine.

La quasi totale assenza di precipitazioni nevose a tutte le quote e su tutto l’arco alpino è da ricondursi alle condizioni particolarmente miti e asciutte che hanno  caratterizzato il tempo a partire dalla fine di ottobre. Con l’inizio dell’anno un po’ di neve si è fatta vedere ma in molte regioni l’innevamento sta segnando un record negativo.

Oscillazioni naturali oppure cambiamento del clima?

Da una parte, la carenza di neve che si sta verificando in quest’inverno si sta delineando da primato ma rientra nelle oscillazioni climatiche conosciute. Dall’altra parte negli scorsi decenni si riscontra una chiara tendenza a un minor innevamento invernale e a una diminuzione dei giorni con neve. Il calo dei giorni con neve è riconducibile a alle temperature in rialzo e di conseguenza al riscaldamento globale.

Ricerche e proiezioni cercano di dare una risposta  alle conseguenze del riscaldamento del clima sull’innevamento alpino e se le condizioni attuali saranno la normalità nel futuro.

Gli scenari climatici CH2011

Nell’ambito della ricerca «Scenari del cambiamento climatico in Svizzera CH2011» (www.ch2011.ch) è stata allestita una panoramica della situazione futura in Svizzera considerando il previsto rialzo della temperatura. In caso di uno scenario senza cambiamenti dei tassi di emissione («business as usual»), verso la fine del secolo in Svizzera sarà da 2 fino a 4,5 °C  più caldo. Applicando un calcolo grossolano, la quota dell’isoterma di zero gradi e quella del limite della neve saranno di ca 300-750 metri più elevate. Nelle Alpi è però previsto un lieve aumento delle precipitazioni invernali, ciò che porterebbe a una coltre di neve più importante alle quote elevate.

Come cambierà l‘innevamento

La figura 1 mostra l’innevamento medio (novembre-aprile) previsto alla fine del secolo nelle Alpi in funzione della quota e rispetto ai quantitativi odierni. A basse quote, l’innevamento diminuirà dell’80% , ma anche fino a quote oltre i 2000 metri vi sarà ancora un calo dei quantitativi di neve.

In base ai modelli odierni, l’aumento delle precipitazioni invernali porterà a un aumento dello strato nevoso solo da circa 3000 metri di quota. Al di sotto invece, precipitazioni più abbondanti d’inverno non significherà necessariamente più neve.

Diminuzione dello spessore dello strato nevoso e della durata dell‘innevamento

A causa delle temperature più elevate, in futuro la fusione della neve sarà più frequente o più forte e il risultato sarà una netta diminuzione della coltre nevosa. La figura 2 mostra i risultati delle elaborazioni dei modelli per la quota di 1000 metri e per quella tra 2000 e 2500 metri.

A quote più basse già attorno alla metà del secolo sono da aspettarsi delle diminuzioni del 50%, per la fine del secolo del 70% e più. Ciò non significa necessariamente una completa sparizione della neve, ma una netta diminuzione dello spessore e della frequenza dell’innevamento. Alla quota tra 2000 e 2500 metri l’effetto del riscaldamento sarà meno drastico, ma comunque comporterà una diminuzione del 50% dell’acqua equivalente.

La diminuzione del quantitativo della neve sarà accompagnato anche da una diminuzione della durata dell’innevamento, come riportato dalla figura 3. Se oggi la neve è normalmente presente attorno alla fine dell’anno alla quota di 1000-1500 metri, nel futuro ciò sarà piuttosto l’eccezione. Alla fine del secolo la durata dell’innevamento sarà da 2 a 3 mesi più corta che oggi a seconda della quota e a 1000-1500 metri il periodo più innevato si verificherà tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio e la neve per la fine dell’anno diventerà un’eccezione anche per la quota di 1500-2000 metri. In generale si avrà uno spostamento di 2-3 settimane verso la primavera dell’innevamento massimo, calcolato come equivalente in acqua dai modelli.

Attendibilità delle previsioni

Come mostrato anche nelle figure, i calcoli dei modelli sono legati a delle notevoli insicurezze, comunque tutti indicano una diminuzione decisa dell’innevamento. Anche in futuro vi saranno sempre grosse differenze di anno in anno dovute alla variabilità intrinseca del clima.  Gli scenari mostrati sono le condizioni medie risultate dal calcolo dei modelli in base a una crescita dei tassi di emissione come oggi («business as usual»). Se invece vi sarà una diminuzione dell’emissione di gas a effetto serra, le conseguenze potranno essere meno drastiche. Inoltre i modelli considerano tutto l’arco alpino, senza differenziare tra nord e sud.

Fonte dati

I risultati mostrati sono tratti da «Alpine snow cover in a changing climate: a regional climate model perspective» pubblicato da Steger, Kotlarski, Jonas e  Schär in «Climate  Dynamics», 2013 (http://link.springer.com/article/10.1007/s00382-012-1545-3) e della ricerca «Scenari del cambiamento climatico in Svizzera CH2011» (www.ch2011.ch).

Commenti (9)

  1. Baldo, 9.01.2016, 19:40

    Le stazioni sciistiche andranno a colonizzare il terreno rimasto intatto a quote piú elevate, oppure chiuderanno e la gente si dedicherá ad altre attivitá? Ho paura la prima

  2. HP, 9.01.2016, 10:31

    E stato considerato il calo temporaneo del limite delle nevicate durante precipitaioni intense in caso di sbarramento, in particolare a sud delle Alpi? Nonostante l'aumento della temperatura media, queste situazioni si averrano ancora, o no?

    1. MeteoSvizzera, 9.01.2016, 14:57

      Il calcolo è a grande scala e non comprende fenomeni locali e temporanei come l'abbassamento per intensità delle precipitazioni. Questo fenomeno sarà ancora presente malgrado il rialzo delle temperature ma globalmente il limite delle nevicate tenderà, come esposto, ad alzarsi.

  3. Giancarlo, 8.01.2016, 22:40

    Molto preoccupante ma reale, se l'uomo non saprá ascoltate questo monito della natura saranno veramente guai seri! "Solo" 40 anni fá quando ero ancora bambino mi ricordo di inverni ancora ricchi di neve, ma ora sono solo un lontano ricordo specie a partire dagli anni 90. Mi auguro che il genere umano capisca che il nostro pianeta e unico nel sistema solorare, quindi la nostra terra deve essere molto ma molto più rispettata! Altrimenti sará la fine.

  4. Tiziano Tedoldi, 8.01.2016, 22:20

    Buonasera !
    Ringraziamo per il puntuale e professionale excursus.
    Rimaniamo però...molto scettici e molto convinti che...nessuno può sapere ciò che realmente sarà ed accadrà. Tante e troppe volte previsioni fondate su svariati modelli matematici, hanno clamorosamente 'toppato', figuriamoci le previsioni di scenari così a lungo termine ! Impossibile prevedere..... gli scenari previsti, possono e potranno essere, completamente capovolti,dunque, di segno opposto... di questo rimaniamo fermamente convinti.

    1. max fabbri, 10.01.2016, 01:53

      Si e' vero condivido in pieno. Nonostante tutti i progressi scientifici nelle elaborazioni dei modelli, e tutte le innovazioni nella ricerca climatologica, nessuno ma proprio nessuno, puo' dire fino a quando il progressivo riscaldamento ora in atto andra' avanti. Un'inversione di tendenza puo' iniziare prima di quando viene al giorno d'oggi presupposto.

    2. Rebeschini Piergiorgio, 10.01.2016, 13:35

      Non conosco chi sia, ne a chi si riferisce quando al plurale afferma “Rimaniamo però...molto scettici e molto convinti che...”, ma vorrei ricordare un semplice esperimento di fisica casalinga, ossia, se mettiamo una pentola piena d’acqua a bollire sul fuoco, quest’ultima alla lunga evapora, ma non scompare dalla cucina, dalla casa o dal mondo…no da qualche parte va, magari a causa del ben noto “Butterfly Effect” finirà nella pentola del nostro vicino di casa, ma il vero problema è che noi abitiamo nella nostra di “Pentola”….
      E' come non costruire le case antisismiche adducendo come scusa che i terremoti non sono prevedibili con assoluta sicurezza poiché a memoria d'uomo in una determinata "zona X" non se ne sono mai visti, ma la memoria dell'uomo nel migliore dei casi raggiunge al massimo 80/90 anni....mediamente "quello che ha mangiato ieri", e su questo ci si regola sui "Toppaggi del passato"...
      Gli studi meteorologici non sono la Bibbia, ma Dio non gioca a dadi...

    3. Sergio, 12.01.2016, 10:39

      "Rimaniamo però...molto scettici e molto convinti che...nessuno può sapere"

      Il plurale si riferisce al numeroso gruppo di persone che, vendendo una partita al bar, ne sa di più dell'allenatore. A quelli sempre pronti a criticare studi scientifici condivisi da migliaia di ricercatori, pero che credono senza farsi problemi a qualsiasi bufala letta su internet.

      Mi fanno un effetto strano: prima mi fanno ridere, pero subito dopo, piangere.

      Facciamo un ultimo tentativo: un modello si basa su dati conosciuti e indiscutibili per estrapolare la evoluzione nel futuro di certi valori in base a una serie di ipotesi.

      Non può prevedere l'imprevisto: se nel 2023 un genio scopre una maniera semplice per eliminare rapidamente enormi quantità di CO2, cambia molto. Se nel 2024 cade sulla Terra un asteroide di grandi dimensioni, cambia tutto.

      È meglio non fare niente sperando in qualcosa che non si può prevedere, o cercare di fare qualcosa in base a quello che si può prevedere? Ma guarda che in questo caso non stiamo parlando di una partita...

  5. fede, 8.01.2016, 20:47

    ma se sopra i 3000 nevichera di più si potrebbero recuperare un po di ghiacciai...