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Sono un'ingegnera meccanica

15 giugno 2021, 48 Commenti
Temi: Chi siamo

Un aneddoto raccontato in prima persona da una nostra collega, diplomata in ingegneria meccanica al Politecnico Federale di Zurigo.

Nella foto: Zaira Schauwecker, autrice dell'articolo, col collega Jacopo

Volevo scrivere un articolo per questo blog riguardo alla mia esperienza di capo squadra nel gruppo Radar Satelliti e Nowcasting con sede a Locarno Monti. Mi sono però bloccata più volte perché ero in difficoltà a definirmi «ingegnera meccanica», per non parlare di «capa team». Fino a qualche tempo fa, mi definivo senza troppi problemi un[1] «ingegnere meccanico», semplicemente perché mi suonava meglio alle orecchie. Mi informo, e scopro che sì, dovrei usare la formulazione femminile.

La grammatica italiana ci offre la possibilità di declinare al femminile una miriade di professioni e funzioni tipicamente maschili, ma tali espressioni ci suonano strane, se non addirittura ridicole. Pare anche che non sono l’unica ad avere questa difficoltà e che le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana[2] non hanno sinora trovato un riscontro significativo nella comunità parlante. Esiste una Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione, a dimostrazione che il pari trattamento linguistico ancora non ci viene naturale e che serve molta consapevolezza per eliminare queste discriminazioni.

Incontro un secondo ostacolo quando voglio descrivere la mia funzione di capo team. Nella guida citata poco fa, leggo che il termine «capo» è addirittura considerato problematico. Sì, persino gli esperti che hanno studiato approfonditamente questo tema, non sono riusciti a concludere che il termine corretto da utilizzare è quello di «capa», che la grammatica ci permetterebbe, “perché la forma femminile «capa» continua ad avere una connotazione scherzosa e comunque colloquiale”. Dite che il famigerato soffitto di cristallo si possa sfondare cominciando da qui?

Personalmente credo che prendere coscienza di questo fatto e fare un utilizzo più consapevole della lingua italiana ci permetterà di scardinare quegli stereotipi discriminatori che ancora perpetuiamo. Quando definirsi «ingegnera», «fisica» o «architetta» ci suonerà ugualmente rispettabile ai corrispettivi maschili di «ingegnere», «fisico» o «architetto», potremmo dire di aver fatto un ulteriore passo avanti per quel che riguarda la parità di genere. Credo anche che normalizzando le formulazioni al femminile, aiuteremo le nuove generazioni a non pensare che ci siano professioni “da maschio” e professioni “da femmina”, ad intraprendere studi e carriere seguendo i propri interessi e non ciò che la società si aspetta da loro.


[1] Ma voi lo mettereste l’apostrofo dopo “un” in questo caso?

[2] Formulate per esempio nel rapporto Il sessismo nella lingua italiana a cura di Alma Sabatini.

Commenti (48)

  1. MP, 29.06.2021, 15:56

    Buongiorno,

    ho letto con curiosità i vostri commenti e devo dare ragione ad entrambe le parti. Sì, perché da un lato è giusto riconoscere alle donne la dignità giusta (anche se l'argomento grammatica non è la base per la dignità diretta di una persona, ma sicuramente un linguaggio appropriato aiuta). Io parlo 6 lingue, tra cui l'arabo. Questa lingua è interessante per certi aspetti, perché ti cambia tutto. Non esiste l'articolo maschile o femminile. Le professioni sono al maschile nel caso generico, ma diventano femminili aggiungendo una particella (lettera ta marbuta) alla fine. Molte parole per noi maschili sono al femminile e viceversa (la sole, il luna, la albero, il casa, ...). Chi ha ragione? Tutti e nessuno. Le soluzioni sono 3: 1) tutti i nomi di professioni sono al maschile e si usa l'aggettivo e l'articolo femminile per le signore 2) tutti i nomi hanno maschile e femminile 3) introduciamo un concetto di neutro per tutto quello che può essere maschile e/o femminile. Saluti.

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  2. c.p., 28.06.2021, 21:46

    L'apostrofo va messo: usare "ingegnere" riferito ad una donna significa considerare la parola come la forma femminile del termine, che quindi richiede il corrispondente articolo "una". Il fatto che la forma maschile sia uguale è irrilevante, come nel caso di "un apprendista" e "un'apprendista" citato sotto.
    A proposito di capa credo che il problema principale sia che talvolta viene usato in modo offensivo per riferirsi alla testa (per esempio in "capa pelata").
    Con questo non intendo dire che l'italiano sia una lingua che rispetta pienamente la parità di genere: dopotutto la lingua è definita dalle persone e richede tempi lunghi per cambiare, da una società discriminante com'era la nostra fino a pochi decenni fa dobbiamo aspettarci una lingua che faccia altrettanto. La lingua "imparerà" rispettarà tutte le persone parecchi decenni dopo che l'avrà fatta la società: dobbiamo stare attenti (o dovrei dire attent*?) a curare il problema, non i sintomi.

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  3. Carlo Pietro Colombo, 27.06.2021, 22:11

    Propongo di usare, ove possibile, gli abbreviativi: ing, avv, arch, dott, ecc.
    Esempio: dott Giulia o dott Filippo. va bene per maschi o femmine.
    E si risparmia il fiato o l'inchiostro.

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  4. Cristina, 25.06.2021, 07:53

    In quanto traduttrice di testi ufficiali, da anni mi confronto con il problema e devo dire che la soluzione del "maschile neutro" adottato nei testi legali mi soddisfa sempre meno. Mi si dice spesso che "capa" e "architetta" fanno sorridere. Cosa rispondere? Anche i bambini tante volte ridono quando sentono una parola nuova e strana alle loro orecchie, poi però la capiscono, si abituano e ... soprattutto crescono! Strano che a far ridere è proprio "capa", il termine che meglio incarna il compimento della parità 😕😕

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  5. A. Lombardi, 25.06.2021, 00:35

    Stimat...lett…! E ora cosa scrivo dopo le „t“ dopo aver letto i contributi dotti su questo blog che si soffermano sulla forma e non i contenuti? Scrivo stimati/e lettori/trici? Non dobbiamo forse pensare a coloro che non sono ne „ti“ ne „te“? Perche‘ non si fa come da anni in tedesco, cioe‘ dicendo „Geschätzte LeserInnen“? Anzi… la lingua tedesca é talmente dinamica e aperta che da tempo usa una formulazione corretta nei riguardi di tutti i „generi“. Si scrive per esempio „Geschätzte „Leser*innen“, oppure come io uso da ca. 1.5 anni lo stile austriaco scrivendo „Geschätzte Leser:innen“. In questo modo tutt:i sono content:i, senza dove mettere in movimento 300 assessor:i e 150 ministr:i. Come si dice allora in tedesco ingeniere di sesso femminile? Da anni si scrive „Ingenieurin“; ora si scrive „Ingenieur*in“ oppure „Ingenieur:in“. Fazit? Guardiamo a nord dove si cercano e trovano soluzioni semplici, economiche e dai contenuti progressisti. Saluti, A.

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    1. Marco, 25.06.2021, 10:48

      Il vantaggio del tedesco è che la parola al maschile si legge interamente: Ingenieur, poi viene aggiunta la parte finale della forma femminile Ingenieurin, quindi, leggendo, una donna salta l'asterisco o i due punti, mentre l'uomo si ferma prima ed entrambi trovano la propria definizione. In italiano non funziona: bisogna cancellare una lettera e aggiungere l'altra (con la forma da lei già proposta con la barra): ingegnere/a o ingeneri/e.

    2. A. Lombardi, 26.06.2021, 00:34

      Buona sera sig. Marco - sono pienamente d'accordo con lei. Voleva solo notare come al sud delle alpi (lin. italiana) si cerca una soluzione per essere corretti con le donne e uomini. Al nord delle alpi (lin. tedesca) si e' risolto questo problema da molto tempo. In tedesco si sono gia' trovate anche soluzioni per coloro che non si sentono ne "lui" ne "lei". Esempio non assoluto, naturalmente, del progressismo: In Wikipedia esiste il termine di "Geschlechtergerechte Sprache" (trad. libera: lingua corretta verso ogni tipo di sesso). Esiste lo stesso termine in Wikipedia in ca. 22 altre lingue. Anche in "Panjabi dell'ovest", da tutti conosciuto! Ma in italiano, non esiste! Per me un certificato di poco dinamismo linguistico della lingua italiania (e degli "esperti" di linguistica?). Spero di essere risucito a spiegare quello che penso: il problema non e' che in tedesco ci sia un "vantaggio" come dice lei; credo che sia un problema di volonta' che Duden cha e la "3cani" no. Saluti, A.

  6. Marco, 24.06.2021, 15:09

    L'apostrofo dopo un si mette solo nel caso in cui vi sia l'elisione della a, quindi solo se si potesse anche dire una ingegnere meccanico, ma così non è. Suona strano ora, ma col tempo ci abitueremo all'ingegnera meccanica, alla medica, all'avvocata, ecc. Tutti molto meglio del "piuttosto che" al posto di oppure!

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  7. Roberto Tomasi, 23.06.2021, 21:50

    a completamento di come si tratti solo di abitudine, cito questo gustoso aneddoto del linguista Aldo Gabrielli nel lontano 1976:
    "Ricordo le chiacchiere che si profusero quando, per la prima volta al mondo (almeno così credo), fu nominato come ambasciatore americano a Roma una donna, la squisita signora Clara Boothe Luce. Nessuno osava chiamarla ambasciatrice; ma tutti “l’ambasciatore Clara Luce” e allora venivan fuori cosette davvero amene, come quella volta che un giornale, nel resoconto di una serata di gala, avvertì compiaciuto che l’ambasciatore americano era intervenuto indossando “un superbo abito di seta color malva molto scollato”, e un altro giornale parlò imperterrito del “marito dell’ambasciatore americano a Roma”, alludendo all’editore Henry Luce, coniuge di Clara. Di fronte a queste baggianate, la logica e la grammatica ebbero alla fine la meglio; e finalmente si sentì dire e si vide stampato l’ambasciatrice Clara Luce."

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  8. Roberto Tomasi, 23.06.2021, 17:32

    Beh, però un paio di parole in più sul suo lavoro ci stavano, mica ci sono limiti di spazio come nella stampa scritta.
    Comunque per gli ingegneri in effetti il maschilismo è imperante. In Italia mi diceva un'ingegnera che era necessario - per l'iscrizione all'albo - fare una foto in giacca e cravatta anche per le donne, e così aveva dovuto fare.
    Certo che è assurdo osservare come i nostri pregiudizi riescano a far saltare quelle che sono delle banali regole grammaticali che si imparano alle elementari.
    Il maestro fa maestra. il cameriere fa cameriera, l'infermiere l'infermiera e per assonanza ingegnere (che non ha la i, ma si pronuncia quasi come se l'avesse) invece ... no; e perché? Perché no, come cantava Enzo Jannacci!
    Poi si va in eccesso dall'altra parte: il vigile fa la vigile, perché la desinenza in -e resta normalmente invariata (tranne nelle desinenze in -iere, -ore -tore che femminilizzano in -iera, -ora e -trice) e spunta chi dice seriamente "la vigilessa".

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    1. Zaira, 24.06.2021, 21:47

      Alcuni articoli sul mio lavoro li trova nella sezione “sistemi di rilevamento e previsione”, in particolare quelli riguardanti alla calibrazione radar. Generalmente gli articoli sono pubblicati in forma anonima. Per questo ho sentito di dover metterci “la faccia”.

  9. Ale, 22.06.2021, 21:02

    Il problema, dal punto di vista grammaticale, non esiste né esiste per alcune professioni che pure potevano un tempo essere considerate prerogative maschili: ispettore - ispettrice, direttore - direttrice, pittore pittrice eccetera. Non esiste nemmeno per professioni più umili: cameriere - cameriera, parrucchiere - parrucchiera anche se suona strano tramviere - tramviera o brigadiere - brigadiera (infatti il femminile mi viene segnalato come errore). Davanti a vocale, le professioni con desinenza in -a si risolvono con l'apostrofo: un apprendista - un'apprendista, un avvocato - un'avvocato (ma andrebbe anche un'avvocata o un'avvocatessa). Per il resto ci vorrà solo un po' di tempo.
    I padroni della lingua sono i parlanti e i parlanti a breve faranno sì che entri nell'uso quotidiano l'ingegnera, la polimeccanica, l'usciera, la palombara eccetera. Quindi, cara Za, continua con l'apostrofo e con l'ingegnera!

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    1. Zaira, 24.06.2021, 21:43

      Grazie Ale! :-)

  10. Carlo Antonio Rossi, 21.06.2021, 09:39

    (segue) forse, io onestamente, qualche domanda sul senso di quanto si legga e si scriva me lo porrei.
    Ringrazio sotto per avermi rammentato dei sostantivi epiceni.
    E aggiungerei per completezza: la lingua in linea di principio (appunto, "Nomina sunt consequentia rerum") si adegua, più o meno velocemente, ai cambiamenti sociali. Non è la lingua a fare i comportamenti, anche se ci sono molti oggidì che vorrebbero così fosse. Altrimenti, parleremmo tutti Esperanto.

    Cordiali Saluti,

    Carlo Antonio Rossi

    Risposte

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  11. chiara, 20.06.2021, 10:04

    E come volevasi dimostrare, la fila di commenti sessisti non poteva mancare. Un uomo che fa l'elettricistA non sarà mai discriminato, una donna ingegnerA come minimo passerà la vita tra gli sguardi straniti della gente.

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    1. Carlo Antonio Rossi, 21.06.2021, 09:34

      Buongiorno

      A volte, mi sembra, a fare difetto a molte persone, oggidì, sono le conoscenze basilari della lingua italiana.
      "Elettricista" è termine privo di una desinenza maschile o femminile. Parimenti, "Ingegnere" appartiene alla cosiddetta terza declinazione (deriva dal latino), che in linea teorica andrebbe bene per donne e uomini. Dante diceva "Nomina sunt consequentia rerum": giustissimo, e in questo senso i due sostantivi di cui sopra sono quanto di più "inclusivo" (termine ideologico che aborro) vi possa essere.
      Secondariamente: un lettore (o lettrice) non ideologicamente orientato ed ossessionato dalla spazzatura politicamente corretta, come pure un dipendente o una dipendente del servizio meteorologico, che volesse leggere, rispettivamente descrivere, a proposito di funzioni e lavori interessanti, forse, scrivo forse, sarebbe interessato ai contenuti tecnici. Se invece deve sorbirsi (il lettore) risp. descrivere (il redattore) il problema della corretta declinazione (segue)

  12. Franco, 20.06.2021, 08:14

    io sono elettricist"a" e non mi sono mai fatto nessun problema

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    1. Team MeteoSvizzera, 20.06.2021, 15:06

      Perché elettricista, seppur termini con la lettera “a” è un sostantivo epiceno, ovvero che è sia maschile che femminile. Mentre ingegnere è grammaticalmente un sostantivo maschile, il cui femminile è appunto ingegnera

  13. Lorenza, 17.06.2021, 20:41

    Anni fa lessi uno studio, non so più la fonte, dove si diceva che le ragazze tendono a scegliere più facilmente mestieri che hanno il femminile, l’impatto del solo maschile sarebbe quindi molto più ampio di quanto sembri a prima vista.

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  14. lorenz, 17.06.2021, 13:51

    Una donna insomma, che cos'è mai una donna? Un apostrofo rosa fra le parole "un'ingegnera".

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    1. Rossana, 24.06.2021, 11:41

      grazie, Cyrano!

  15. Michela, 16.06.2021, 22:09

    Se è vero che una ricchezza di vocabolario è necessaria per illustrare meglio il proprio pensiero, così la versione femminile delle professioni può servire a rendere comune e quotidiana l'idea della parità di genere. Brava comunque, auguri per la sua professione.

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  16. e. d. p., 16.06.2021, 18:07

    Mi sembra che ci stiamo arrovellando con un classico problema di lana caprina. La vera svolta culturale ci sarà quando l'uomo imparerà finalmente a rispettare la donna o qualunque individuo, considerando le donne e le altre persone non oggetti o utensili ad uso personale, ma avendone rispetto e considerazione. Questo sarà il vero salto di qualità culturale, il resto sono mode e pour parlee. Ciao. Viva le donne.

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  17. Filippo, 16.06.2021, 16:15

    Ma a quei poveretti (maschi) che fanno il geometra, il violinista, il fisiatra non ci pensa nessuno? Dopo la riforma (...) cosa risponderanno ai loro figli domandanti: "papà, che lavoro fai?"

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    1. Team MeteoSvizzera, 16.06.2021, 18:30

      La guida citata nel testo tratta anche questi casi: „ Il genere dei termini epiceni (ossia invariabili al femminile e al maschile) può essere chiaramente indicato con l’uso opportuno dell’articolo.“

  18. Aldo, 16.06.2021, 15:43

    E poi perché l'orrendo "capo team" quando esiste la parola italiana caposquadra? Oltretutto il costituente "capo-" rimanendo invariato nel plurale dei nomi femminili eliminerebbe il problema.

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  19. Lorenzo, 16.06.2021, 13:48

    Ciao Zaira, la lingua italiana è molto più complessa di così.
    Se mi dici che sei un "ingegnere meccanico" non trovo alcuna accezione sessista. La fisica, la meccanica, sono materie.
    Se dovessimo chiamare una donna che aggiusta le auto "meccanica", si perderebbe il siginificato concreto della discipilina. Una donna che studia la fisica non si può chiamare come la materia stessa. Non pensi che la cosa risulti strana?

    Vorresti farti chiamare "capa team". Ti chiedo, perché? Sono sicuro che chi lavora con te è consapevole che sei una donna e che, se sei in quella posizione, è perché ne hai le capacità, l'esperienza e la preparazione. Davvero, non vedo come possa portarti qualcosa di negativo. In inglese "team leader" toglie ogni dubbio, come in moltissimi altri casi. In italiano, la soluzione non è rendere tutto al femminile. Ti basterà dire "Sono Zaira", per dire chi sei.

    Detto questo, avresti potuto scrivere l'articolo "tecnico" chiamandoti al femminile, ma non l'hai fatto.

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    1. Michela, 16.06.2021, 22:18

      Si può fare. Il discorso che fa lei suona un po' come "non è così importante, tanto si vede il lavoro che fai". Ma chi impedisce di usare un termine al femminile? Soprattutto in campi professionali ritenuti ancora anomali per le donne.

  20. Luca, 16.06.2021, 10:27

    Dunque, c'è l'articolo della signora ingegnera, c'è una sua foto, non oso pretendere il cognome ma non appare nemmeno il nome proprio.

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    1. team MeteoSvizzera, 16.06.2021, 10:54

      Giusto, abbiamo rimediato.

  21. Aldo, 16.06.2021, 09:41

    Io sono guardia giurata, allora per analogia dovrei farmi chiamare "guardio giurato" o "guardiano giurato"?. Mi sembra che che la parità di genere vada cercata in altri ambiti e non forzando la lingua italiana. Una volpe o una tigre restano termini femminili anche quando ci si riferisce al maschio della specie.

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    1. Romy, 16.06.2021, 13:28

      sono d'accordo.

    2. Team MeteoSvizzera, 16.06.2021, 18:25

      La guida citata nel testo tratta anche il caso particolare di guardia: „Termini quali «recluta», «guardia», «sentinella», «guida» rimangono al femminile anche se riferiti a uomini. L’accordo aggettivale e participiale va fatto ovviamente al femminile.“

    3. Michela, 16.06.2021, 22:15

      E perché no? Una lingua si arricchisce e si evolve col passare del tempo, perché voi uomini (non tutti per fortuna) siete infastiditi quando si parla di riconoscimento delle donne?

  22. moc, 16.06.2021, 09:37

    Per non parlare di "previsora"... Perlomeno "meteorologa" suona bene :-)

    Risposte

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  23. Viviana, 16.06.2021, 09:23

    Credo che dovremmo essere noi le prime ad usare i termini al femminile, anche se “suona male”, per rispettare il fatto che è l’impegno che fa una brava professionista e non il maschio/femmina. Più usiamo noi donne questi termini e più “suonerà bene”. Grazie per l’articolo da un’ingegnera ambientale ;-)

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    1. Michela, 16.06.2021, 22:13

      Vero. Leggendo i commenti maschili qui, c'è ancora molta resistenza se non fastidio.

  24. Piero, 16.06.2021, 07:57

    E la massaia al maschile?

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  25. Sergio, 16.06.2021, 02:36

    Bisognerebbe introdurre il neutro in italiano e usarlo per le professioni.

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    1. Wally56, 16.06.2021, 07:29

      Questa è una cosa intelligente. I tempi cambiano, la cultura anche, e la lingua dovrebbe adeguarsi.

    2. Daniele, 16.06.2021, 12:53

      Bisognerebbe re-introdurre il buon senso e spiegare ai finti buonisti che un sostantivo declinato al genere maschile non è necessariamente un'offesa o un affronto alla dignità femminile. Possiamo convivere benissimo con la singola declinazione e piuttosto lavorare sull'aspetto culturale che vede ancora le donne discriminate. Una declinazione femminile non darà maggiore accettazione in un ambiente prevalentemente maschile, né darà parità salariale o di trattamento.

    3. Filippo, 16.06.2021, 22:28

      Che vocale usiamo per il neutro? La u?

  26. Giulia, 15.06.2021, 15:30

    Purtroppo anch’io ho vissuto questa esperienza con il mio titolo di studio e ammetto che è assai “fastidioso” e perché sono donna alcuni mettevano in dubbio, e credo ciò non sia cambiato, le mie capacità lavorative 🙈

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    1. Michela, 16.06.2021, 22:11

      Ti capisco, ancora per alcuni (e pure alcune) il mondo reale ha i limiti della loro mentalità. Per fortuna ci saranno sempre più donne giovani che andranno avanti per realizzarsi, qualunque sia la professione.

  27. Wally56, 15.06.2021, 13:53

    Mumble, mumble...

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  28. Mariano, 15.06.2021, 13:41

    Certamente l'apostrofo dev'essere messo, diversamente metteremmo in discussione le regole grammaticali fondamentali della lingua italiana.
    Già qualche sito pseudometeo (tra l'altro italiano) se ben andate a leggervi i vari post, omette gli apostrofi prima di aggettivi femminili, del resto non brillando per competenze meteo conferma la propria ignoranza anche in termini linguistici.

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    1. Zaira, 15.06.2021, 14:59

      Ho posto la domanda per sottolineare le ambiguità in cui ci si infila ad usare termini maschili rivolti a figure femminili. Se ciò che segue “un” è femminile l’apostrofo ci andrebbe. Ma se si scrive “ingegnere meccanico” (tecnicamente maschile), allora l’apostrofo non andrebbe messo. Ad usare la formulazione femminile meno usata ma più corretta, questo dubbio non si porrebbe.

    2. Riccardo, 15.06.2021, 15:00

      L'apostrofo va messo se consideri il femminile di ingegnere, ma siccome si riferisce all'esecrazione della professione, non dovrebbe essere messo al femminile.