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Precipitazioni: le grandi assenti

12 aprile 2020, 17 Commenti
Temi: Clima

Dopo un autunno con precipitazioni abbondanti sul versante sudalpino, l’inverno ci ha riservato poca neve e i primi mesi del 2020 sono stati caratterizzati da scarse precipitazioni. Cosa ci indicano i modelli a lunga scadenza e quelli stagionali per i prossimi mesi? E quali sono le possibili conseguenze in caso di una primavera siccitosa?

Pericolo di incendio di boschi in Svizzera - aggiornamento 12.4.2020 ore 18.20. Fonte: www.pericoli-naturali.ch
Pericolo di incendio di boschi in Svizzera - aggiornamento 12.4.2020 ore 18.20. Fonte: www.pericoli-naturali.ch

A sud delle Alpi gli accumuli di precipitazione a partire dal primo gennaio 2020 parlano chiaro: a Lugano, Poschiavo e Piotta si sono accumulati poco più di 100 mm di precipitazione, a Cevio e Locarno-Monti poco più di 80 mm. In generale in tutte le stazioni di misura a sud delle Alpi i quantitativi sono compresi tra 70 e 90 mm. Fanno eccezione i dati di Stabio (117 mm), che con le situazioni con rientro da est ha approfittato di qualche precipitazione in più, e le stazioni di montagna (Generoso 140 mm, Robiei 218 mm; quest’ultima stazione registra notevoli quantitativi di precipitazioni anche con le situazioni da nordovest, vedi mese di febbraio).

Per gennaio abbiamo dei valori mediamente compresi tra il 10 e il 30 % rispetto alla norma 1981-2020, a febbraio tra il 10 e il 60%. In entrambi i mesi i quantitativi maggiori sono stati misurati nell’Alto Ticino. Nel mese di marzo, con situazioni di rientro di aria umida da est, la distribuzione delle precipitazioni è risultata diversa: meno precipitazioni lungo le Alpi (~60% della norma) e più abbondanti verso il Mendrisiotto (~120% rispetto la norma).

Durante il mese di aprile mediamente (periodo di riferimento 1981-2010) si accumulano 155 mm a Lugano e 186 mm a Locarno. Ad’oggi, 12 aprile, in tutto il sud delle Alpi siamo fermi a quota 0. Questa assenza di precipitazioni, determinata da tempo stabile anticiclonico, è accompagnata da un soleggiamento che in questa prima metà di aprile è risultato particolarmente abbondante. Eccezion fatta per l’inizio del mese, con una situazione di rientro di aria umida e fresca da est e conseguente nuvolosità a bassa quota e temperature sotto le medie stagionali, le giornate sono risultate decisamente soleggiate e miti.  Negli ultimi giorni le temperature massime hanno superato i 25 gradi facendo segnare le prime giornate per definizione “estive” (quando la temperatura massima supera appunto i 25 gradi) e i valori delle temperature medie giornaliere hanno avuto uno scarto positivo di ben 5 – 7 gradi rispetto alla norma 1981-2010, sia in pianura che in montagna.

Siccità primaverile e vegetazione.

In questo periodo dell’anno, quando la vegetazione si sveglia, la necessità d’acqua è più importante che mai. Ben conoscono il problema dei periodi siccitosi primaverili i contadini e tutti coloro che, anche nel loro piccolo, si occupano di agricoltura.

I boschi di latifoglie, essendo gli alberi perlopiù ancora ancora privi delle foglie o con apertura fogliare incompleta/limitata, diventano dei luoghi privilegiati per gli incendi. I raggi solari riescono a penetrare nel sottobosco asciugando in modo importante il terreno e lo strato di humus. Ecco quindi che basta un nonnulla per innescare un incendio.

Inutile dire che in caso di una giornata ventosa, questo rischio viene ulteriormente accentuato. Dando uno sguardo alle previsioni, un occhio particolare dovrà essere rivolto alla giornata di martedì: dopo il passaggio di un debole fronte freddo che con buona probabilità non causerà precipitazioni, sulle Alpi si creerà un gradiente barico da nord con una conseguente corrente favonica al sud. Il vento, tipicamente molto secco, raggiungerà in modo irregolare anche le regioni a basse quote.

Effetti sull’estate

La combinazione di un inverno avaro di neve e la scarsità di precipitazioni nel periodo primaverile hanno notevoli effetti sul periodo estivo. Da un lato la neve, un’importante risorsa d’acqua per l’estate, viene a mancare rapidamente, anche perché negli ultimi decenni la siccità primaverile è sempre stata accompagnata da temperature elevate. Proprio in questi giorni sulla NZZ è apparso un articolo del WSL che indica come, in caso di un ulteriore carenza di precipitazioni nei prossimi mesi, si potrebbe riproporre la siccità del 2018, la quale, soprattutto a nord delle Alpi, è stata molto marcata.

Inoltre, in caso di carenza di umidità nel terreno, le temperature massime estive potranno risultare potenzialmente più elevate. Ancora fresco è il ricordo dell’estate del 2003: in una situazione di siccità prolungata e durante un’ondata di caldo, le temperature massime a sud delle Alpi hanno superato i 41 gradi (Grono). Temperature che, possiamo dire per fortuna, non sono più state raggiunte. In caso di terreno umido, parte dell’energia che ci arriva dal sole viene utilizzata nell’evaporazione, in quanto i cambiamenti di stato (in questo caso da liquido a gassoso) sono processi che richiedono molta energia. Se il terreno è asciutto, buona parte dell’energia che il terreno assorbe viene rilasciata sottoforma di radiazione infrarossa. Non abbiamo più il processo di evaporazione che ci “ruba” parte di questa energia, ed ecco quindi che le temperature dell’aria aumentano in modo più marcato.

Andiamo quindi verso un estate canicolare caratterizzata da temperature particolarmente elevate? Non è detto. Tutto dipenderà da cosa succederà nei prossimi mesi e dalle condizioni meteorologiche che si istaureranno durante il periodo estivo.

Dando un occhiata ai modelli per la previsione a lungo termine vediamo già che da settimana prossima si potrebbero verificare delle precipitazioni. Secondo i modelli matematici però, con buona probabilità, il mese di aprile potrebbe mostrare un’anomalia negativa piùttosto marcata rispetto alla norma 1981-2010. Anche se le situazioni con precipitazioni estese dovessero rimanere latitanti, pian pianino il ciclo diurno delle precipitazioni, tipico della stagione calda, dovrebbe iniziare. Rovesci e temporali potrebbero tornare ad interessare le nostre regioni durante le ore pomeridiane e serali, portando alla vegetazione, almeno a livello locale, un po’ di sollievo. Per il mese di maggio, il mese che solitamente presenta il maggior numero di giornate con precipitazioni, il tutto è ancora da valutare: i modelli a lungo termine non danno infatti indicazioni con una qualità sufficiente.

I modelli stagionali per la temperatura invece, che garantiscono una certa qualità, mostrano che, soprattutto per il sud delle Alpi, il periodo che va da maggio a luglio sarà caraterizzato con una buona probabilità (50-70%) da temperature superiori alla norma stagionale.

Un ulteriore segnale del cambiamento climatico?

L’alternanza di periodi siccitosi a precipitazioni abbondanti concentrate in brevi lassi di tempo è mostrata anche dagli scenari climatici CH2018. Nel clima moderno, un anno caratterizzato da siccità, non esclude la possibilità di avere anche degli eventi alluvionali. La combinazione di elevate intensità di precipitazioni e l’impermeabilità del terreno dovuto a periodi siccitosi precedenti, potrebbe essere un elemento molto pericoloso per una regione a orografia complessa come la regione alpina. In questi casi, la componente convettiva (temporali) delle precipitazioni gioca un ruolo fondamentale, e quindi il periodo tipico spazia da giugno a novembre. Purtroppo negli ultimi anni, anche quando le precipitazioni sono state piuttosto scarse, si sono verificati degli episodi alluvionali degni di nota.

Le variabili in gioco sono molte e quindi, eccezion fatta per le temperature dove i modelli matematici mostrano un’affidabilità maggiore, per quando riguarda l’estate 2020 si cerca di fare delle ipotesi su possibili scenari prendendo in considerazione gli elementi a disposizione.

Commenti (17)

  1. Francesco, 18.04.2020, 08:53

    Buongiorno,
    una curiosità: per quale ragione al Passo di Cavanna si registrano sempre valori particolarmente elevati di precipitazioni nevose?
    Grazie

    1. MeteoSvizzera, 18.04.2020, 09:10

      La stazione di misura cavanna è gestita dall'istituto di ricerca della neve e valanghe SLF. La stazione è situata a 2420 m di quota sotto l'omonimo passo e Pizzo Lucendro, la posizione in conca permette ottimi accumuli al riparo del vento. Accumuli comunque rappresentativi per la Val Bedretto.

  2. Giovanni, 15.04.2020, 22:20

    Ad'oggi? Ma sempre super professionali nei contenuti.

    1. Davide, 17.04.2020, 00:59

      Certo che ti perdi via per una svista grammaticale in rapporto ad un articolo con molte informazioni importanti

  3. Giorgio, 15.04.2020, 01:27

    Chi vede le rondini, chi auspica la neve ad alta quota (perfettamente inutile con queste temperature/ventilazioni, se non a quote medie e in funzione del ricarico dei bacini collettori dei ghiacciai superstiti), quando invece sarebbe sufficiente abbassare lo sguardo verso mete più "terrene" per accorgersi che la terra (suolo, terreno) sta soffrendo (eufemismo) così come i maggiori bacini fluviali, ed è su questo "campo" che si giocano le "finali di coppa", non certo in qualche orticello ameno o nelle piste da sci, e se non ci si mette in testa questo concetto allora sì che "... mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via ...."

    1. Giulia, 17.04.2020, 14:04

      @Giorgio Esatto quanto scrivi però, a mio parere, lasciamoci ancora una qualche speranza. È bellissimo vedere che la natura si risveglia e con loro i fiori, gli animali ecc. ecc.

  4. alberto, 14.04.2020, 20:35

    Troppo prepotenti.Certo. Saluti da Erba Como

  5. Dario, 13.04.2020, 20:34

    Speriamo in copiose nevicate tardive, almeno ad alta quota...

  6. Sergio, 13.04.2020, 14:48

    Buongiorno, ho notato che oltre alle precipitazioni mancano anche le rondini, ma dove sono andate a finire?

    1. Albi65, 13.04.2020, 16:14

      Io ho visto le prime circa una settimana fa. Sono ancora poche ma stanno aumentando. Probabilmente l’ondata di freddo di fine marzo che si è estesa sino al sud Italia ne ha rallentato un po’ la migrazione.

  7. Gigi da Viganel, 13.04.2020, 08:29

    Oggigiorno, quando si parla di modelli sono un poco scettico. Con i cambiamenti climatici in corso, i modelli costruiti su dati registrati nel passato sono ancora applicabili oggi? Sono essi in grado di fare proiezioni attendibili ? Grazie.

    1. MeteoSvizzera, 13.04.2020, 08:59

      Buongiorno,
      i modelli matematici contengono i processi fisici che regolano l'atmosfera così come le interazioni tra le varie sfere (atmosfera, idrosfera, criosfera, biosfera…) sottoforma di equazioni matematiche (con soluzione analitica o parametrizzata). In un contesto di cambiamento climatico, le leggi fisiche non cambiano mentre le varie interazioni parametrizzate potrebbero subire delle modifiche. Per i modelli stagionali queste modifiche non dovrebbero dar luogo a potenziali problemi di qualità (utilizziamo il condizionale perchè non è quantificato al momento). I modelli climatici solitamente tengono in considerazione queste potenziali modifiche. Riassumendo quindi, non saremmo così scettici sulla qualità di modelli matematici a causa del problema dei cambiamenti climatici in corso. Cordiali saluti.

  8. mino62, 12.04.2020, 20:55

    In effetti dopo i due episodi piovosi di novembre e dicembre 2019 siamo entrati nell'ennesima fase siccitosa... nulla di nuovo, il trend climatico ormai è consolidato. Resta emblematica la totale scomparsa del flusso zonale perturbato in area mediterranea. In poche parole addio perturbazioni atlantiche... ormai solo scambi meridiani. E se l'aria fredda in discesa dal Nord va troppo ad est o troppo ad ovest... addio precipitazioni a sud delle Alpi.

    1. MeteoSvizzera, 13.04.2020, 09:05

      Buongiorno, bisogna considerare che la regione alpina è da sempre caratterizzata da una spiccata variabilità climatica. Eventi alluvionali così come dei periodi siccitosì sono stati registrati anche in passato. L'unica differenza è che, in passato, le ondate di caldo estive erano decisamente meno frequenti ed intense. Una primavera siccitosà ha già portato anche in passato problemi idrici estivi ma, mancando la componente canicolare, probilmente la percezione era differente.
      Cordiali saluti.

  9. Elena Martignoni, 12.04.2020, 20:16

    Forse stiamo veramente pagando il prezzo di aver sfruttato troppo e male la natura: coronavirus, temperature sopra la media, canicola, siccità... direi che ne abbiamo a sufficienza di prove da affrontare! Forza e coraggio... perché a mio avviso il concetto di bella vita si sta affievolendo sempre di più!

    1. MeteoSvizzera, 13.04.2020, 09:12

      Buongiorno, partendo dal suo concetto della bella vita che si affievolisce sempre più, cogliamo l'occasione per segnalare "l'orologio dell'apocalisse". Questo orologio metaforico, creato nel lontano 1947, ha da sempre considerato i problemi legati al nucleare come possibile pericolo per l'umanità. Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici vengono considerati come nuova minaccia che ci fa perdere minuti preziosi: https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_dell%27apocalisse

    2. Elena Martignoni, 14.04.2020, 14:27

      Interessante e non ne ero a conoscenza.
      Ma aggiungerei anche inquietante: se siamo ancora qui è davvero un miracolo.