La mia vita con la meteorologia

6 novembre 2017, 2 Commenti
Temi: Chi siamo

La meteorologia è sempre stata parte della vita professionale di Alex Rubli. In Svizzera tedesca probabilmente la maggior parte delle persone lo ricorda dai tempi in cui lavorava per SRF Meteo, dove, dal 1993 al 2004, ha presentato oltre mille trasmissioni con le previsioni meteo per il pubblico televisivo.

Alex Rubli 2017 – ritratto in una sala riunioni della sede principale di MeteoSvizzera presso l’Aeroporto di Zurigo.
Alex Rubli 2017 – ritratto in una sala riunioni della sede principale di MeteoSvizzera presso l’Aeroporto di Zurigo.

Da 35 anni lavora presso l’Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera. Alla fine dell’anno andrà in pensione. Gli abbiamo rivolto alcune domande su questo lungo periodo e sulla sua passione per la meteorologia.

Perché la meteorologia? Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Mentre studiavo fisica al Politecnico di Zurigo ho preso in considerazione diverse specializzazioni, ma per finire ho scelto “fisica dell’atmosfera” perché è una materia che ha molto a che vedere con la realtà. È stata una decisione presa con il cuore. Mi piace stare all’aperto e allora ero convinto che la meteorologia mi avrebbe permesso di lavorare proprio all’aria aperta – cosa che non corrispondeva però alla realtà e che non si è evidentemente avverata.

Molte persone ti conoscono dai tempi in cui lavoravi per la televisione. Raccontaci qualcosa di questo periodo… 

È vero, rispetto all’impegno richiesto ricevi molta attenzione per il lavoro in televisione. A volte avevo la coscienza sporca: ricevevo molti complimenti e godevo di molte simpatie benché io stesso fossi solo l’ultimo anello di una lunga catena che si estende dall’osservazione meteorologica, al calcolo dei modelli, all’interpretazione delle previsioni numeriche fino alla presentazione in televisione. Anche se, ovviamente, ero felice quando la gente mi diceva di avermi visto in televisione e mi faceva i complimenti per la trasmissione.

D’altra parte, grazie alla mia attività di presentatore, ho incontrato molte persone interessanti: una volta chiesi a bassa voce alla truccatrice: «Chi è quello seduto accanto a me?». Sussurrando mi rispose «Salman Rushdie». Un’altra volta l’allora consigliera federale Ruth Dreifuss mi sorrise dicendomi che sapeva che lavoravo nel suo dipartimento; inoltre, da quando ho conosciuto Martina Hingis so che il vento alle spalle facilita il gioco del tennis. Una volta il comico Emil Steinberger chiese di poter assistere alla preparazione di una trasmissione meteo. Gli abbiamo spiegato tutto e in seguito ci siamo trovati con sua moglie per una cena, durante la quale ci ha raccontato molto della sua vita.

Qual è stata l’esperienza più divertente durante una trasmissione? Oggi ti riconoscono ancora per strada?

L’evento più noto è sicuramente quello del telefono sul tetto, che una volta iniziò a suonare durante una trasmissione. Un’altra volta rimasi bloccato nell’ascensore che mi avrebbe portato sul tetto: per andare in onda dovetti fare una lunga corsa su per le scale, mentre i telespettatori aspettavano davanti all’immagine «Segue la meteo…».

Sorprendentemente ci sono ancora persone che mi conoscono dai tempi di «SRF Meteo», anche se dal 2004 lavoro solo per MeteoSvizzera, e non più per SRF Meteo. Mi rivolgono la parola sul treno o altrove. È già successo che qualcuno credesse di avermi visto in televisione solo qualche giorno prima.

Quali sono stati i momenti culmine della tua carriera?

Ho avuto la fortuna di avere sempre un lavoro che mi piaceva.

Uno dei periodi più interessanti è stato il mio soggiorno di quattro anni in Inghilterra. Allora l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) era nuovo e mi è piaciuto in modo particolare l’aspetto pioneristico, l’innovazione e l’ambito scientifico. Poiché la maggior parte delle collaboratrici e dei collaboratori in Inghilterra era lontano dal proprio contesto famigliare e sociale, avevamo tutti la sensazione di appartenere alla grande famiglia dell’ECMWF. Praticamente ogni fine settimana eravamo invitati da qualche parte e trascorrevamo quindi anche molto tempo libero con le colleghe e i colleghi.

Molto interessanti sono stati anche questi ultimi anni durante i quali sono stato responsabile della divisione «Collaborazioni internazionali» di MeteoSvizzera. Non dimenticherò mai il lavoro in un team di collaboratrici e collaboratori giovani, allegri ed estremamente motivati.

Cosa è stato difficile?

La sfida più difficile è stata il lavoro come meteorologo. Non tanto per i turni e le numerose notti che ho passato al lavoro. Ciò che veramente mi pesava era la grande responsabilità. Ogni ora devi prendere decisioni importanti, che hanno conseguenze dirette per le autorità e la popolazione e che spesso riguardano la loro sicurezza. Ritengo che questo aspetto del lavoro del meteorologo sia spesso sottovalutato.

Come sei arrivato a MeteoSvizzera?

Quando stavo lavorando alla mia tesi di laurea al Politecnico di Zurigo, avevo contatti con alcuni collaboratori di MeteoSvizzera (che allora si chiamava «Istituto svizzero di meteorologia / ISM»). Un giorno, mentre mi trovavo in biblioteca per cercare qualcosa, uno di questi collaboratori mi fece notare che era stato indetto un concorso per un posto di meteorologo. Mi candidai e fui subito assunto. È stato un caso, che ha influenzato tutto il mio percorso professionale.

Hai iniziato a lavorare presso MeteoSvizzera come meteorologo e più tardi sei diventato responsabile della divisione «Collaborazioni internazionali». Come mai?

Nel 1999 MeteoSvizzera è stata oggetto di una grande riorganizzazione. Uno degli obiettivi era anche di migliorare il coordinamento delle collaborazioni con gli enti internazionali. Poiché, grazie al mio lavoro presso il centro ECMWF, avevo avuto modo di conoscere un’organizzazione internazionale dal suo interno, ero avvantaggiato rispetto ai concorrenti. I primi tempi furono duri. All’inizio dovetti dimostrare che la nuova unità organizzativa costituiva veramente un valore aggiunto. Più tardi, quando l’allora direttore si candidò per il Consiglio esecutivo dell’OMM, tutti capirono l’importanza di avere una divisione internazionale.

Come ti senti al pensiero, dopo tutti questi anni, di non avere presto più a che fare quotidianamente con la meteorologia?

Non mi crea alcun problema perché anche dopo il mio pensionamento probabilmente continueranno a chiedermi come sarà il tempo. Farò come ho fatto finora: consulterò l’app di MeteoSvizzera e spiegherò come evolverà la situazione meteorologica con l’aria di chi la sa lunga, come se avessi elaborato io la previsione. Anche in futuro sarò verosimilmente invitato ad alcune manifestazioni come “consulente in meteorologia” volontario. Questo è più delicato e dovrò mantenere buoni rapporti con le mie ex-colleghe e i miei ex-colleghi di MeteoSvizzera.

Cosa ti affascina del tempo?

L’aspetto scientifico: il tempo segue le leggi della fisica, ma, ciononostante, sembra anche fare quello che vuole. Trovo molto interessante occuparsi di questi fenomeni. Ma trovo anche bello che si possa percepire il tempo sul proprio corpo, indipendentemente dal fatto che ciò sia piacevole o spiacevole. All’esterno il tempo ci accompagna in qualsiasi momento.

Qual è il tuo tempo preferito?

Amo i tipi di tempo con “una forte personalità”: quando fa molto freddo o molto caldo o soffia un forte vento. Per il resto sono come tutte le persone: quando l’inverno persiste, non vedo l’ora che arrivi la primavera e verso la fine dell’estate sono contento che arriverà la stagione delle candele.

Iter professionale: Alex Rubli

Alex Rubli ha iniziato a lavorare per MeteoSvizzera nel 1982; dal 1999 alla fine del 2016 ha diretto la divisione «Collaborazioni internazionali». Accanto alla sua attività per MeteoSvizzera, dal 1993 al 2004 ha moderato la trasmissione «Meteo» di SRF Meteo. Alla fine di novembre 2017 andrà in pensione.

Commenti (2)

  1. Beatrice Brunner - Brunner, 6.11.2017, 20:02

    Ricordo bene la Meteo di allora, dopo il Tagesschau di SRF...con Alex Rubli.
    Tra le tante presentatrici meteo di allora, lui era davvero un METEOROLOGO professionista.

  2. Francesco, 6.11.2017, 19:17

    Complimenti per tutto il pregevole lavoro svolto ed auguri per la meritata pensione
    🎂💐👍