Lo studio del Sole fra passato e futuro

5 luglio 2016, 2 Commenti
Temi: Tempo

Il metodo di Wolf: una tradizione svizzera, di generazione in generazione. Articolo di Marco Cagnotti, direttore della Specola Solare Ticinese di Locarno-Monti.

Per scoprire il ciclo del Sole ci è voluta la passione di un dilettante tedesco. Per studiarlo con rigore la tenacia e l’inventiva di un professionista svizzero. E dei suoi successori, impegnati per più di 150 anni a disegnare e contare le macchie sul Sole.

 

Visione ingrandita: Fig. 5: Come cambia il Sole durante un ciclo di attività.
Fig. 5: Come cambia il Sole durante un ciclo di attività.

Heinrich Schwabe era un farmacista tedesco e viveva a Dessau nella prima metà dell’Ottocento. Un farmacista con una grande passione per il suo hobby: l’astronomia. In questa passione, una fissazione: la caccia a un pianeta più vicino al Sole di quanto fosse Mercurio. Per scoprirlo quando fosse passato davanti al disco solare, Schwabe comincia a disegnare le macchie sul Sole. Disegna oggi, disegna domani, dopo anni di osservazioni Schwabe si accorge di una regolarità: le macchie sono più numerose con un andamento ciclico. E il ciclo è pari a circa 10 anni. Incuriosito dalla scoperta del tedesco, l’astronomo svizzero Rudolf Wolf decide di iniziare un programma di indagine rigoroso e metodico. Che consiste nel disegnare il Sole tutti i giorni, suddividere le macchie in gruppi, contare il numero totale di gruppi e di macchie e infine inserire il risultato in una formula matematica per ricavare un unico valore numerico: il numero di Wolf, appunto. Quel valore, misurato tutti i giorni (meteo permettendo) dall’Osservatorio di Zurigo, può poi essere usato per fare delle medie mensili e costruire dei grafici temporali. Et voilà: ecco il ciclo solare, con le macchie più numerose al massimo di attività, ogni 11 anni, e più rare o perfino assenti al minimo.

Così, a partire dalla metà dell’Ottocento, abbiamo una serie continua di misure quasi quotidiane dell’attività del Sole. Il metodo viene trasmesso da una generazione all’altra di osservatori zurighesi, dal professore all’assistente che poi diventerà professore a propria volta: da Rudolf Wolf ad Alfred Wolfer, poi a William Otto Brunner, poi a Max Waldmeier. Tutti a disegnare e a contare col metodo del fondatore, a raccogliere decine di migliaia di misure dell’attività solare, a fare grafici per ricostruire l’andamento del ciclo. Negli anni ‘50, Max Waldmeier ha un’idea: poiché a Zurigo la meteo ostacola spesso le osservazioni, si potrebbe aprire una seconda stazione a sud delle Alpi. Detto, fatto: nel 1957 viene fondata la Specola Solare Ticinese, emanazione dell’Osservatorio di Zurigo, con due assistenti ticinesi, Sergio Cortesi e Araldo Pittini. Formati da Waldmeier, seguono anche loro il metodo di Wolf. Così la tradizione prosegue, i dati si accumulano, i grafici si allungano. Fino al 1981. Quando Waldmeier molla tutto.

 

Commenti (2)

  1. dan, 6.07.2016, 14:14

    Mi piace la vostra idea di nutrire il blog con delle mini-serie tematiche, come questa del sole. Aspetto volentieri la prossima puntata!

  2. DB, 6.07.2016, 11:26

    ...non vedo l'ora di leggere la prossima "puntata"! Nel frattempo mi stavo chiedendo se da qualche parte nel mondo, parallelamente, ci fossero stati altri "osservatori" delle macchie solari...