Lo studio del Sole fra passato e futuro

27 giugno 2016, 1 Commento
Temi: Servizio

4 motivi per cui vale la pena studiare il sole. Articolo di Marco Cagnotti, direttore della Specola Solare Ticinese di Locarno-Monti.

 

 

7 luglio 1816: nasce a Fällanden, nel Canton Zurigo, Rudolf Wolf. 35 anni dopo avrebbe lasciato un segno nella storia della scienza, inventando un metodo per lo studio quantitativo e rigoroso del Sole. Eppure questo astronomo svizzero è poco conosciuto. Ripercorriamo allora la sua avventura, partendo da molto più lontano nel tempo.

 

XII secolo: siamo in pieno Medioevo. Un monaco cammina assorto nella brughiera inglese. Il Sole è appena sorto, ma è ancora basso sull’orizzonte. Nella nebbia, il giovane chierico può osservare il disco luminoso senza esserne accecato. Con sorpresa, vede sul Sole alcune macchie scure. Qualche tempo dopo, Giovanni di Worcester racconterà quella visione nelle sue cronache scritte e la illustrerà con un disegno (immagine 01). Semplice e ingenuo, quello schizzo è la prima documentazione dell’osservazione delle macchie solari.

Quasi 900 anni dopo, sul Sole noi sappiamo molto di più di John Worcester. All’inizio del Seicento Galileo Galilei scopre le macchie solari con il suo cannocchiale. A metà dell’Ottocento altri scienziati individuano un ciclo nella comparsa di quelle macchie. Nel XX secolo l’indagine scientifica si spinge fin nel cuore della nostra stella. Ti chiedi perché? Ottima domanda.

Fin dall’Antichità gli esseri umani hanno compreso l’importanza del Sole per ogni forma di vita e per la stessa civiltà. Lo hanno divinizzato. Lo hanno adorato. Negli ultimi 400 anni, con lo sviluppo della modernità, lo hanno studiato con la razionalità scientifica. Per 4 motivi importanti.

 

Anzitutto il Sole è la fonte di energia quasi esclusiva per la vita sul nostro pianeta e la fonte principale per le attività umane. Non solo grazie ai pannelli solari. Anche i combustibili fossili, in ultima analisi, forniscono un’energia derivata dal Sole. Infatti sono il prodotto della putrefazione di piante vissute decine di milioni di anni fa grazie alla fotosintesi. Energia ora immagazzinata del sottosuolo sotto forma di petrolio, carbone, gas: noi li estraiamo, li bruciamo, li usiamo per riscaldarci, spostarci, lavorare, pensare. Perfino l’energia chimica del tuo corpo è di origine solare. Te la procuri, per esempio, dalla bistecca della cena di ieri. Ma cos’era prima la bistecca? Un manzo. Il manzo ottiene la sua energia dall’erba, e l’erba la prende dal Sole attraverso la fotosintesi. Se sei vegetariano, eviti il manzo, ma sempre da qualche vegetale, quindi dal Sole, ricavi la tua energia.

Inoltre il Sole (immagine 02) è un laboratorio naturale: dentro la nostra stella la materia si trova in condizioni non riproducibili nei nostri laboratori. Lì dentro, a 15 milioni di gradi di temperatura, si verifica la fusione termonucleare. A noi piacerebbe saperla riprodurre sulla Terra, perché è una forma di energia pulita e quasi inesauribile. Ancora non sappiamo farlo in modo controllato, perciò è così importante capire cosa succede dove la fusione accade in maniera spontanea da miliardi di anni: nel nucleo del Sole, appunto.

Il Sole ha poi una caratteristica preziosa per la scienza: è la stella più vicina a noi. Per questo è più facile da osservare e da studiare. Sul modello teorico del Sole, modificato e adattato a stelle con masse differenti, si costruisce tutta l’astrofisica stellare. Se sappiamo molto sulle centinaia di miliardi di stelle nella nostra galassia, dobbiamo ringraziare la fisica solare.

Infine la produzione di energia del Sole è determinante per il clima della Terra: nessun altro fattore è altrettanto influente. Negli ultimi decenni stiamo assistendo a un mutamento del clima verso un riscaldamento globale, e i climatologi sono abbastanza sicuri della sua origine umana: proprio estraendo e bruciando i combustibili fossili pompiamo nell’atmosfera anidride carbonica e rinforziamo l’effetto serra. Però, per capire se e quanto sono decisive le nostre attività, bisogna anzitutto comprendere quanto è significativo il contributo dei fattori naturali. Cioè del Sole.

Insomma, ce n’è quanto basta per incuriosire qualsiasi scienziato, come Rudolf Wolf, ma ne riparleremo.

(Articolo successivo:  30.06.2016)

 

Commenti (1)

  1. DB, 27.06.2016, 18:24

    Argomento molto affascinante! *__*