Clima e combustibili fossili nel XXI secolo

6 settembre 2019, 23 Commenti
Temi: Clima

Di clima e di combustibili fossili si parlerà in una serata pubblica a due voci martedì 10 settembre a partire dalle 20:30 al Centro Stefano Franscini – Monte Verità di Ascona con Marco Gaia (MeteoSvizzera) e Marco Mazzotti (Politecnico di Zurigo). Il blog odierno (forse un po’ lungo …) spiega i contenuti della conferenza. Chi non volesse leggerlo tutto può venire alla conferenza. L’ingresso alla conferenza (in italiano) è libero ma è gradita la prenotazione a info@csf.ethz.ch, tel. 091 785 40 54.

Viviamo, dunque emettiamo

In questi giorni di ripresa dell’anno scolastico mi ritorna alla mente quanto mi raccontava mia nonna ricordando quando da bambina andava a scuola. Un aneddoto mi aveva particolarmente colpito: come tutti i suoi compagni di classe anche lei, d’inverno, portava una fascinetta di legna per contribuire ad alimentare la stufa che dava un po’ di tepore all’aula.  Erano i primi decenni del ‘900 e da allora tante cose sono cambiate. Non solo a scuola. Bensì un po’ in tutti gli ambiti della nostra società: viviamo in case comode e riscaldate; i mezzi di trasporto hanno abbattuto le distanze e ci permettono di spostare merci e persone velocemente da un punto all’altro del globo;  tramite computer, telefoni e numerosi altri dispositivi elettrici comunichiamo in tutto il mondo in tempo reale (o quasi); i processi produttivi ci mettono a disposizione cibi, medicinali, vestiti e elettrodomestici neanche immaginati dai nostri nonni. Tutto ciò è stato possibile grazie alle innumerevoli ricerche in campo tecnico-scientifico svolte da ricercatori, tecnici, ingegneri, medici, … Ma anche grazie all’uso di combustibili in grado di fornire l’energia necessaria a realizzare ciò che questi brillanti scienziati hanno sviluppato. Perché senza energia nulla più funziona nella nostra società: non potremmo né scaldare, né raffreddare le nostre case; fine dei viaggi di studio o di shopping, d’affari o di vacanza; nessuna illuminazione nelle sale operatorie degli ospedali; i processi industriali si fermerebbero; i telefonini non squillerebbero più.

 

A partire dalla rivoluzione industriale l’uomo, per produrre l’energia necessaria ai suoi scopi, ha fatto ampio uso dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) perché molto versatili e con alta densità energetica. In altre parole, ce li possiamo portare appresso e quando vengono bruciati forniscono tantissima energia per unità di massa. È questo il segreto del loro successo. Ma anche la caratteristica di produrre al termine del processo di combustione dell’anidride carbonica, il cosiddetto CO2. Un prodotto di scarto che non si può evitare. Che ci piaccia o no, ogni combustione di carbone, petrolio o gas naturale produce emissioni di anidride carbonica. Così è la natura, non possiamo farci niente. Per vivere abbiamo bisogno di energia. Se la prendiamo dai combustibili fossili, emettiamo. Viviamo, dunque emettiamo.

 

Gli effetti dell’anidride carbonica, già noti nell’800

Joseph Fourier, Svante Arrhenius, John Tyndall e Eunice Foote sono probabilmente sconosciuti ai più. Tutti e quattro effettuarono nell’800 ricerche in merito ai meccanismi che regolano gli scambi energetici nell’atmosfera. Passo dopo passo, ricerca dopo ricerca, semplicemente applicando basilari leggi della fisica la comunità scientifica capì già allora che l’anidride carbonica, benché presente in minima parte nell’atmosfera (è circa lo 0.04 % del volume) gioca un ruolo non trascurabile nel determinare la temperatura dell’atmosfera. Più le concentrazioni di anidride carbonica sono elevate e più la temperatura dell’atmosfera vicino al suolo aumenta. L’effetto serra non è una scoperta scientifica recente. È da più di 100 anni che è noto.

 

A quell’epoca non si disponevano ancora dei raffinati strumenti moderni in grado di misurare con precisione sia la temperatura dell’aria, sia le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Oggi dopo più di un secolo disponiamo di questi strumenti e il risultato delle loro misure è chiaro. La concentrazione di anidride carbonica è aumentata dai 280 ppm dell’epoca preindustriale ai più di 400 ppm attuali e la tendenza alla crescita non accenna a diminuire (1 ppm indica che su 1 milione di molecole presenti nell’aria 1 è di anidride carbonica). La temperatura annuale media è aumentata, sempre nel medesimo periodo, di circa 1 °C a livello globale e di circa 2 °C in Svizzera, con un trend nell’aumento che non dà al momento segno di voler diminuire. Rispetto ai tempi di Fourier, Arrhenius, Tyndall e Foote le conoscenze climatologiche si sono evolute. Oggi comprendiamo molto meglio numerosi fenomeni e interazioni che avvengono nell’atmosfera, rispetto alla grossolana conoscenza di allora. Ciò nonostante il ragionamento di base fatto più di 100 anni fa è tutt’ora valido: aumentando la concentrazione di anidride carbonica, si va a incidere sul bilancio energetico dell’atmosfera provocandone il suo riscaldamento. L’anidride carbonica non è l’unico gas ad avere questa proprietà. Vi sono altri gas ad effetto serra, ma essa è quella che riveste il ruolo principale. In questi anni sono state numerose le ipotesi e le teorie formulate per spiegare il riscaldamento globale in atto. Ma l’unica che oggigiorno è in grado di spiegarlo in modo soddisfacente, nelle sue diverse sfaccettature, è ancora solo quella che fa riferimento all’effetto serra indotto dai gas come l’anidride carbonica emessa dall’uomo.

 

Il clima del futuro, oggi nelle nostre mani

Una volta arrivata nell’atmosfera l’anidride carbonica vi rimane per molto tempo, nell’ordine dei centinaia d’anni. In altre parole abbiamo ancora fra noi l’anidride carbonica emessa dai nostri nonni e i nostri nipoti convivranno con quella che noi attualmente emettiamo. Nelle simulazioni di come sarà il clima del futuro, sia su scala globale sia su scala regionale, la durata di vita dell’anidride carbonica nell’atmosfera è uno dei numerosi fattori che viene tenuto in considerazione.  I risultati dei modelli climatologici mostrano chiaramente il clima che dobbiamo attenderci nei prossimi 50 – 100 anni, in funzione dei quantitativi di gas ad effetto serra che saranno emessi e finiranno nell’atmosfera. Con riferimento alla Svizzera lo studio più completo a disposizione sono gli scenari climatici CH2018 pubblicati lo scorso anno dal National Center per Climate Services (NCCS), l’organo della Confederazione deputato a coordinare lo sviluppo dei servizi climatici in Svizzera. Il quadro che emerge è chiaro: siamo incamminati verso un clima caratterizzato da temperature in ulteriore rialzo in tutte le stagioni, estati più asciutte, precipitazioni più intense e inverni più poveri di neve rispetto a oggi.

 

Dagli scenari climatici CH2018 emerge anche una chiara indicazione di come il clima futuro sia oggi nelle nostre mani. Infatti, l’intensità e l’ampiezza dei cambiamenti dipenderanno dai quantitativi di gas ad effetto serra che andremo ad emettere nei prossimi anni. Ad esempio, senza provvedimenti efficaci di protezione del clima, verso fine del secolo in corso le temperature estive a Sud delle Alpi aumenteranno di circa 4.1 – 7.0 °C rispetto a oggi. Con dei provvedimenti efficaci potremo limitare questo aumento a 0.7 – 2.4 °C. Proprio a causa del lungo tempo di permanenza dell’anidride carbonica nell’atmosfera degli ulteriori cambiamenti sono oramai inevitabili e, indipendentemente dalle misure di protezione del clima che adotteremo, li dovremo gestire. Però siamo ancora in tempo per evitare che tali cambiamenti assumano delle dimensioni ingestibili. A patto di tagliare drasticamente le emissioni di gas ad effetto serra.

 

Le tecnologie per decarbonizzare la nostra società

Nella sua seduta di mercoledì 28 agosto il Consiglio federale ha deciso di perseguire l’obiettivo di ottenere entro il 2050 un saldo netto delle emissioni di gas ad effetto serra pari a zero. Un obiettivo molto ambizioso, ma coerente con le indicazioni che arrivano dagli studi climatologici. Per soddisfare quando concordato a Parigi nel 2015, vale a dire evitare un riscaldamento globale superiore a +2 °C rispetto all’epoca preindustriale è indispensabile agire su più fronti per ridurre a zero le emissioni di gas ad effetto serra. Accanto alle misure tradizionali e note da tempo, come l’uso generalizzato delle fonti d’energia rinnovabili o i provvedimenti per migliorare l’efficienza energetica, sta diventando sempre più intensa la discussione attorno alle cosiddette tecnologie a emissione negative o tecnologie per la rimozione del carbonio. Vi sono diversi filoni di queste tecnologie, che lavorano su processi differenti, ma tutte volte a contribuire alla de-carbonizzazione della nostra società. Alcune sfruttano reazioni chimiche per estrarre l’anidride carbonica nell’aria e pomparla poi nel sottosuolo. Altre sfruttano la cattura l’anidride carbonica tramite le piante che poi vengono bruciate; il CO2 così prodotto catturato e di nuovo stoccato nel sottosuolo. Al momento queste tecnologie non sono ancora disponibili in una versione che permetta di essere impiegate in modo operazionale su vasta scala. Molte sono ancora allo stadio di impianti pilota. Per avere un impatto sui cambiamenti climatici sarà necessario svilupparle in modo notevole e alla svelta. Esse non possono però sostituirsi alle misure volte ad una riduzione immediata e massiccia delle emissioni di gas ad effetto serra. Proseguire nella ricerca tecnico-scientifica fa però senso, affinché esse – se matureranno come sperato – possano andare ad arricchire il pacchetto di provvedimenti per de-carbonizzare la nostra società. 50 anni fa l’uomo arrivò sulla Luna, grazie ad un decennio di intense ricerche scientifiche e innovativi sviluppi tecnologici. Uno sforzo simile è ora necessario per continuare a rimanere sulla Terra.

 

Commenti (23)

  1. Giorgio (2), 14.09.2019, 13:30

    ... seguito ... Si rischia concretamente di perdere di vista l'unico vero obiettivo che è quello di evitare di introdurre (produrre) fattori inquinanti, oltrechè ridurre massimamente quelli in essere, non già di attivare nuove dinamiche che potrebbero in realtà destabilizzare irrimediabilmente il clima.
    Qualcuno molto prima di me e certamente più illustre ha detto: "meglio prevenire che curare" ... a volte la cura stessa potrebbe rivelarsi peggiore della malattia, chi siamo noi per contestare un tale assioma ...?!?
    Consideriamo che qui la "malattia" è planetaria, endemica, pandemica ...
    Riguardo alla "conquista" della Luna (ammesso e non concesso), non dimentichiamo che fu in realtà dettata principalmente da motivazioni di rivalsa politica (lavare l'"onta" di essere stati preceduti nello spazio dal "sovietico" Gagarin), prima di allora non era certamente un progetto prioritario, ed inoltre la concreta e reale "ricaduta" in termini di benessere generale è stata piuttosto insignificante

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  2. Giorgio, 14.09.2019, 13:29

    Altro ennesimo articolo eccellente, che temo per contraltare abbia innescato una piuttosto asettica disquisizione teorico/scientifica (come ahimè sempre più spesso accade).
    Articoli come questo, che contengono assunti scientifici e insieme considerazioni di ordine etico/pratica, se mal "interpretati", inducono persone che frequentano il blog (nessuno di noi credo si possa definire scienziato e non basta una o più tesi/ricerca ad avallare alcunchè), al di là della naturale e ovvia curiosità che spinge ad un "ragionevole" approfondimento, a perdere di vista l'unico vero, reale obiettivo che è all'origine del contesto: non già (pseudo)accademiche discussioni sulla decarbonizzazione, sulle dinamiche e sui contesti scientifici che ne stanno alla base, e che rischiano di trasformarsi in un argomento "modaiolo" (sono termini che fanno molto "figo", fuori dallo stretto ambito scientifico) nè un concreto rimedio realizzabile in tempi ragionevoli (in quanto ancora assai poco studiato). segue ..

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  3. huascaran, 13.09.2019, 12:22

    1 - i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti; anche i "negazionisti" ormai tacciono
    2 - è logico che si debba operare attivamente per "arricchire il pacchetto di provvedimenti per de-carbonizzare la nostra società"
    3 - da una interessante tesi di laurea sperimentale (e non basata su ricerche in biblioteca) risulterebbe però che le emissioni globali di CO2 siano influenzate in modo preponderante dalla cosiddetta "respirazione del suolo" in essa comprese anche quella del mare, le emissioni vulcaniche, e - di attualità! - gli incendi di foreste.
    4 - da profano mi dico e vi dico, saremo in grado di controllare efficacemente e "de-carbonizzare" anche queste fonti di CO2 non direttamente di origine antropica?

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    1. Wally56, 13.09.2019, 13:25

      È difficile che una tesi di laurea, da sola, chiarisca la faccenda, se non per dati trovati in biblioteca. Bisogna conoscere il bilancio: CO2 che viene, CO2 che va, la terra e gli oceani assorbono anche. Per sapere quanto assorbono si devono effettuare misure intorno al mondo, e per questo necessitano reti di misura che costano... Però sembra logico che il valore di equilibrio sia zero, e così era... ma se noi immettiamo un surplus del 1%, su base annua, dopo 100 anni quanto fa?

    2. Giorgio, 14.09.2019, 17:57

      @Wally56 Concordo pienamente !

  4. Giulia, 12.09.2019, 09:30

    Articolo molto esplicito anche se un po’ nostalgico ma sono dell’opinione che non siamo noi i “proprietari”

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    1. Giorgio, 14.09.2019, 18:03

      Scusa @Giulia, ma in che senso un po' nostalgico ?, e cosa intendi per "proprietario" ? Esplicitati …!

  5. Daniele, 9.09.2019, 16:09

    L'umanità sta distruggendo l'unico pianeta che la può ospitare e non se ne rende nemmeno conto, come l'orchestra del Titanic che continuava a suonare anche quando la nave affondava.

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    1. Lorenza, 10.09.2019, 17:17

      Siamo sicuri che non se ne rende conto? Non tutti, ma la maggioranza penso di sì. Ma come in ogni rivoluzione c’è chi guarda e vede bene e c’è chi guarda di là e fa finta di non vedere perché è meno faticoso. Poi ci sono gli ignoranti, gli analfabeti di ritorno, quelli con problemi quotidiani così pesanti da non potersi permettere pensieri globali e quelli che se ne fregano apertamente di quale mondo lasceremo.

  6. Roberto, 8.09.2019, 11:16

    Un sentito grazie agli Autori. Un cambiamento reale risulterebbe dalla somma delle trasformazioni individuali. E qui siamo messi male, la massa sembra indifferente, osserviamo giornalmente comportamenti sconcertanti. E' necessario qualcosa che equivalga a un terremoto, qualcosa di veramente forte, che scuota le coscienze. Dagli interventi che leggo traspare pessimismo (che capisco). Il grande pericolo è che ci lasciamo abbattere. Disse Lutero, come ricordo: anche sapessi che domani è la fine del ondo, a maggior ragione oggi pianto un melo.

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    1. Pierangelo, 8.09.2019, 19:12

      È proprio questo il comportamento virtuoso che tutti dobbiamo adottare!

    2. Giorgio, 13.09.2019, 17:04

      Condivido pienamente sia @Daniele che @Roberto, mi permetterò solo di interpretare (salvo smentite di Roberto, ovviamente) la citazione di Lutero in senso metaforico, cioè nella attivazione di comportamenti virtuosi che vanno dalla forte (molto forte) diminuzione dell'utilizzo di automobili e affini (questo sarebbe assolutamente imperativo nel mio paese (Italia) e altri, più che non la Svizzera), forte riduzione del consumo di carne (senza necessariamente ricorrere ad estremizzazioni "vegan"), razionalizzazione e diminuzione dei consumi elettrici (sostituzione di ogni fonte di illuminazione privata e pubblica con LED, meglio se temporizzati), evitare dove possibile il ricorso ai climatizzatori e limitazione delle temperature domestiche invernali entro i 22°, e poche altre cose di buon senso.
      Sarebbe un indicatore di presa di coscienza individuale ed un importante passo da suggerire e promuovere a tutti i livelli nel mondo, prima che diventi ferocemente ed inevitabilmente impositivo.

  7. Pierangelo Ferraresi, 8.09.2019, 10:11

    Una domanda, forse idiota. Se tutte queste tecnologie portano a stoccare l'anidride carbonica nel sottosuolo, con il progredire delle tecnologie da voi descritte c'è spazio x "immagazzinare" tutto ciò nel sottosuolo, e soprattutto a quali conseguenze questo processo potrebbe portare? Grazie.

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    1. Giorgio, 14.09.2019, 18:17

      @Pierangelo, tutt'altro che idiota la tua domanda, stralegittima e pure doverosa, in considerazione, come ho detto in qualche post precedente, del fatto che su questo genere di tecnologìe non vi sia nulla di concretamente attuabile in tempi ragionevolmente utili, nè tantomeno studi seri e approfonditi, se non le preoccupanti farneticazioni di alcuni ben noti personaggi d'oltreoceano: Musk, Trump, Gates ... anche da quelle parti non nascono tutti Hawking

  8. Giorgio, 7.09.2019, 10:17

    Questi articoli di MeteoSvizzera sono sempre unici e di grandissima soddisfazione culturale/scientifica, ma anche di cruda e concreta sferzata coscienziale…
    Un grazie sincero a tutto il team, anche se il vostro lavoro comporta inevitabilmente il fatto di doverci "svelare" dolcemente con quale forma di eutanasia ci dovremo confrontare...

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  9. Luca Muschietti, 6.09.2019, 19:58

    Per chi mastica un po’ di francese, l’invito è di guardare il seguente video:
    https://youtu.be/kSVA5Q79Urc
    Chi andrà alla conferenza, potrà così porre domande interessanti e articolare il discorso con gli esperti durante il dibattito che sicuramente seguirà. È un’ottima iniziativa per la nostra piccola realtà e ringrazio anticipatamente, anche se non potrò esserci, tutte le persone che si sono spese per dare luogo a questa iniziativa. Quello che ci aspetta in futuro è tutto fourché roseo. L’economia e l’industrializzazione (con l’industria agroalimentare in testa) messe in piedi e promosse dai nostri nonni ai nostri genitori sono purtroppo fallimentari e non hanno una visione di equilibrio e stabilità a lungo termine perché basate sulle energie fossili. Il sistema nel quale viviamo che ne deriva ha una debolissima resilienza e si basa purtroppo su falsi miti come la crescita e la superproduzione continua, non sostenibili nel tempo. Tutto è interconnesso, economia, finanza, produzione, abuso di energie scellerate come quelle fossili, ecc. e rischiamo davvero un collasso per il quale non siamo pronti. Rischiando di assistere al collasso di tutti i tasselli che lo compongono e, novità (perché di crisi l’uomo ne ha viste e vissute parecchie), coinvolgendo per la prima volta in modo nefasto e rischiosissimo l’ambiente in cui viviamo. Quando parlo di mancanza di resilienza nel nostro sistema, intendo parlare della mancanza di possibilità di risollevarsi in caso di crisi perché troppo poco variegato e dipendente da troppe poche cose, in primis il petrolio che detta legge su economia, speculazioni finanziarie, modo di creare e consumare il cibo (basti pensare al suo trasporto e alle numerose tappe della sua trasformazione nella catena industriale), ecc. Un sistema basato su una sola cosa (per semplificare un po’ un discorso più complesso e articolato, che troverete nel video di cui sopra), rischia di collassare violentemente da un momento all’altro a tutti i livelli. Anche se efficacissimo in un periodo di crescita normale e comodissimo per fornirci tutti i vizi possibili e immaginabili, produce troppi sprechi, troppi scarti e ci fa perdere il contatto con la vita reale, favorendo purtroppo un “rincoglionimento” generale che ci fa perdere tutti i ponti con i nostri ritmi (vedi patologie come lo stress, il burn out, ecc) e con la conciliazione di quelli che dovrebbero essere i nostri ritmi con quelli della natura (che subisce il peso di modelli non sostenibili, sprechi, eccessivi scarti con conseguenti inquinamenti, ecc.).
    Dunque, ben venga questa conferenza sul clima come primo passo verso una presa di coscienza collettiva dell’urgenza del momento, una prima sberla che ci risvegli dal torpore del nostro “rincoglionimento”.
    Bisogna però far seguire altri passi a questo bellissimo slancio iniziale, battere il ferro finché è caldo. E di caldo, dopo questa estate canicolare, ne sappiamo tutti un po’ più di prima purtroppo. Uniamoci al più presto in un moto solidale e collaborativo comune guidato dalla nostra intelligenza o questa volta potrebbe essere davvero troppo tardi per porre rimedio all’irrazionalità del sistema in cui viviamo e in cui ci illudiamo di stare bene ed essere felici.

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    1. Andrea 1, 7.09.2019, 08:39

      Bello slancio, appassionato e con un tocco di disperazione. Tutto corretto quanto dice, incluso il “rincoglionimento” frutto di lavaggi di cervello in chiave consumistica. Oggi il cervello è stato sostituito da isterismi di ogni genere che neanche i richiami atavici di madre natura riescono più a combattere. La “massa critica” di coloro che sanno ancora riconoscere gli equilibri e i ritmi con la natura ormai è ininfluente. Ai nostri figli facciamo vedere il bosco in una stanza o le caprette tibetane in un noto supermercato luganese, convinti di avergli mostrato la natura. I più “fortunati” hanno fatto un brunch in fattoria e adesso sanno tutto del mondo contadino. I signori dei “carbon credits” vogliono fare parchi dappertutto (qui da noi) mentre TUTTI i continenti bruciano, vengono saccheggiati delle loro risorse per soddisfare la nostra viziosa ingordigia. Abbiamo tutti un telefonino con le treccine col quale possiamo dispensare pollici alzati o meno.

    2. Andrea 1, 7.09.2019, 08:52

      (2) ... siamo diventati di una superficialità criminale. Malgrado che qualche cosa vada assolutamente fatto per arginare questa situazione, sono anche dell’opinione che madre natura abbia, vista la nostra imbecillità, preso il comando della situazione. La storia del nostro pianeta la si puó leggere negli strati geologici riferiti ad ogni era ed epoca e presto se ne aggiungerà uno molto sottile, fatto di plastica, a testimoniare la nostra fuggente apparizione su questo bel pianeta. Per madre natura noi verremo ricordati come un fastidioso prurito che peró è sparito in un’attimo. Purtroppo sono all’estero il 10 settembre, peccato. Aspetteró il resoconto, sicuramente interessante, di Meteosvizzera. Grazie.

    3. Giorgio, 7.09.2019, 10:23

      Tutte molto corrette le vostre considerazioni, nessuna reale contraddizione, ma un approccio sconsolato che ahimè condivido perfettamente ...

    4. lorenz, 7.09.2019, 11:02

      Splendido intervento, Luca.
      Concordo con lei in tutto, virgole comprese.
      Lorenzo, meteorologo in Italia.

  10. Giovanni, 6.09.2019, 18:19

    Finalmente una stupenda illustrazione sui cambiamenti climatici dovuti all'uomo (qualcuno la mandi al padrone del mondo oltreoceano).
    Bravi, complimenti..!!

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    1. Giorgio, 7.09.2019, 09:18

      Caro Giovanni, condivido perfettamente le tue parole, ma purtroppo il "padrone d'oltreoceano" è sordo (e cieco) ad ogni richiamo alla realtà anche da parte di scienziati della sua stessa nazionalità, figuriamoci se degnerebbe di attenzione MeteoSvizzera o chi per essa, pur autorevole.
      Credo che, al di là degli interventi emergenziali, neppure gli ultimi recenti disastri che si sono abbattuti dalle sue parti riusciranno a smuovere la sua colorita zazzera ...
      Ma la cosa ancor peggiore è che, oltre a non aver ratificato alcun accordo sul clima, è pure uscito dagli accordi sugli armamenti nucleari in particolare, quindi qui non parliamo di sordità, ma di molto peggio: per evitarci di subire le "vessazioni" della natura, probabilmente il suo "altruistico" piano prevede cose molto più drastiche, oltre naturalmente alle mire territoriali su un continente artico ormai liberato dalla "fastidiosa & inutile" coltre glaciale, in attesa che anche l'antartide metta a disposizione le sue "ricchezze".

    2. Giorgio, 7.09.2019, 09:20

      Mi scuso sia per l'abuso del virgolettato che per la digressione "politica" dell'intervento precedente: sfortunatamente, e nessuno lo potrà contestare, i rimedi reali a questa situazione dovranno necessariamente passare ahimè dalla politica, prima ancora che dalla scienza e dalla (co)scienza individuale, e siccome di quest'ultima caratteristica abbiamo ampiamente dimostrato di non essere sufficientemente "dotati", ecco di conseguenza il mio più totale e incondizionato pessimismo !!!
      Ad maiora ...