Soluzioni ingegnose per sopravvivere 1. Il Vallese

30 settembre 2018, 11 Commenti
Temi: Clima

Tattiche geniali per risolvere il problema dell’irrigazione a diverse altitudini.

Bisse de Gorperi, ©Valais/Wallis
Bisse de Gorperi, ©Valais/Wallis

Le precipitazioni in Vallese

Le precipitazioni in Vallese sono distribuite in modo molto irregolare. In effetti le zone di pianura e quelle situate ai piedi delle montagne del Cantone risultano essere le più siccitose della Svizzera.
La media annuale più bassa delle precipitazioni del nostro Paese è quella di Stalden / Ackersand, a 700 m s.l.m, situata alla confluenza della valle che porta a Saas Fee con quella che va a Zermatt. In questa stazione si misurano 545 mm o litri per metro quadrato all’anno. La media annuale di precipitazioni per Sion è di poco superiore, con 603 mm. A titolo di paragone, la stazione di Robiei ha una media annuale di 2420 mm, dunque quattro volte tanto, anche se il primo posto lo detiene il Säntis con 2837 mm annuali.

La spiegazione di questo fenomeno risiede nel fatto che il Vallese è una valle interna alle Alpi, incassata fra le montagne. Per portare precipitazioni sul fondovalle, le correnti in quota devono essere molto forti altrimenti, come nella maggior parte dei casi, rimangono confinate alle montagne, sia che siano portate da correnti da nord, sia che provengano da sud o da altre direzioni.
 

Visione ingrandita: Fig. 1: Media annuale delle precipitazioni in mm, norma 1981-2010.
Fig. 1: Media annuale delle precipitazioni in mm, norma 1981-2010.

La cartina mostra come nelle zone di pianura e ai piedi delle montagne del Cantone i quantitativi di precipitazione annuali siano decisamente scarsi.

E anche una precipitazione che può essere considerata estrema per il Vallese, ad esempio i 60 mm che cadono mediamente ogni 10 anni sul fondovalle della valle del Rodano (Fig. 2), se paragonati a quelli del resto del Paese, sono comunque poca cosa.
 

Le Bisses in Vallese

La scarsità delle precipitazioni nelle pianure e ai piedi delle montagne ha spinto i contadini vallesani a cercare soluzioni che permettessero loro di sopravvivere. Hanno trovato un sistema ingegnoso e audace per irrigare i loro terreni agricoli costruendo dei canali lunghi chilometri, chiamati Bisses, che si snodano lungo i  fianchi delle montagne, in grado di trasportare l’acqua verso le regioni più aride.
 

Visione ingrandita: Fig. 3: Percorso di una Bisse, ©Valais/Wallis
Fig. 3: Percorso di una Bisse, ©Valais/Wallis

Una Bisse è un canale di debole pendenza (1-2%) di lunghezza variabile, spesso a cielo aperto, che porta l’acqua dei torrenti e dei fiumi, dalle regioni di montagna verso i terreni coltivati nei territori sottostanti, dove grande è il fabbisogno. Non se ne conosce esattamente il numero ma si stima che potrebbero esisterne circa 200, per una lunghezza complessiva di circa 1'400 km, di cui 700 sono tuttora attivi. Si tratta prevalentemente di acque che provengono da ghiacciai o da laghi in quota. Questi canali sono stati costruiti per irrigare i prati da sfalcio, le vigne e gli orti e, oltre che portare il liquido prezioso, conducono anche limo di cui queste acque sono ricche.

In Vallese le più antiche vestigia di bisses risalgono al periodo romano.

Questi canali possono essere molto  lunghi e perfino raggiungere decine di km. Il loro percorso si snoda attraversano burroni, corre  sinuoso fra boschi oppure si trovano bisses ancorate a rocce a strapiombo: il loro tracciato è affascinante e meta di escursioni.
 

Visione ingrandita: Fig. 4: Bisse de Lens, ©Valais/Wallis
Fig. 4: Bisse de Lens, ©Valais/Wallis

Al di là dell’importanza nell’irrigazione, le bisses rivelano un’utilità sempre più apprezzata in diverse situazioni: per l’evacuazione delle acque in caso di intemperie, quale mezzo di lotta contro gli incendi di foresta, oppure per la produzione di energia idroelettrica, o ancora per la protezione della biodiversità e da ultimo, ma non per importanza, quale argomento di promozione turistica.

Si trova un gran numero di bisses nella zona dell’Adret del Vallese (aggregazione di 11 comuni a nord di Sion) e in quella di Visp. Presi globalmente assicurano ancora l’80% circa della rete di irrigazione.
 

Visione ingrandita: Fig. 5: Bisse fra i vigneti, @Valais/Wallis
Fig. 5: Bisse fra i vigneti, @Valais/Wallis

Alcune di queste sono state costruite nel medioevo,  certe sono cadute in disuso, altre sono tuttora utilizzate. Queste bisses, di cui alcune sono opere audaci, dimostrano l’ingegnosità e la caparbietà dei nostri antenati. Le bisses erano e rimangono ancora oggi un modo insostituibile di irrigazione. Anche la gestione, il restauro e il mantenimento di questi canali è un soggetto di attrazione. Si tratta di un sistema di irrigazione complesso sia dal punto di vista delle tecniche utilizzate che dell’organizzazione della gestione e della ripartizione dei diritti di acqua. Della distribuzione delle risorse se ne occupano delle istituzioni tradizionali, confraternite o altre corporazioni, non è lo Stato o il Cantone che se ne occupa direttamente.

I comuni si accordano fra di loro per quale di questi deve essere irrigato e che parte di terreno può beneficiare dell’irrigazione, quando e con che priorità. I responsabili si recano ad aprire le chiuse scelte, per poi richiuderle dopo il periodo prefissato. Si tratta di una confraternita di manutentori e gestori dei canali. L’anzianità di queste forme di organizzazione sociale, in cui persone di diversi comuni cooperano volontariamente, offre interessanti soggetti di riflessione e di studio.

 

Un esempio di canale è quello della Via dell'acqua, da La Liène a Grimisuat.

Su un percorso di parecchi chilometri, esso portava 500 litri al secondo. L’antico passaggio fra paesaggi impervi e difficili, è stato costruito sul fianco della montagna, a strapiombo su di un precipizio, con degli assi di larice particolarmente resistente all’acqua. La costruzione risale al 1442.

In seguito le acque sono state deviate attraverso una galleria scavata nel 1931, che si allunga parallela alla montagna e l’acquedotto a strapiombo sul burrone è stato abbandonato. La galleria si può visitare e un’apertura a finestra sul precipizio permette la vista sull’antico manufatto in legno.
 

Visione ingrandita: Fig. 6: Manutenzione dei canali, Bisse di Roh (Immagine d’archivio).
Fig. 6: Manutenzione dei canali, Bisse di Roh (Immagine d’archivio).

Ad Anzère si può visitare il museo delle Bisses e, se si desidera fare una gita, sono organizzate regolarmente delle escursioni che seguono questi spettacolari canali.
 

Commenti (11)

  1. Attilio Nicola Lipparini, 8.10.2018, 15:20

    anch'io posso citare una analoga soluzione incontrata durante un viaggio, si tratta delle Llevadas nella isola portoghese di Madeira.
    Ecco un estratto dal sito del turismo portoghese:
    https://www.visitportugal.com/it/content/levadas-di-madeira
    ..Questi canali d’irrigazione sono la testimonianza viva dello sforzo titanico degli antichi abitanti dell’isola per portare a valle l’abbondante acqua che nasce da sorgenti nelle zone montagnose. Fanno parte di aree protette, fra le quali si distinguono il Parque Natural da Madeira e il Parque Ecológico do Funchal.
    La maggior parte dei canali possono essere percorsi senza problemi da tutti, alcuni però presentano un maggior grado di difficoltà, per cui si consiglia di consultare previamente le guide locali e pubblicazioni sull’argomento, naturalmente conviene anche equipaggiarsi in modo adeguato.
    Oltre all'opportunità di fare dei bei percorsi pedestri, le levadas sono a volte le uniche vie d'accesso a luoghi isolati che meritano di essere visitati. Percorrendole, lontano dalle strade principali, scopriremo l'anima dell'isola....

  2. Fred, 7.10.2018, 10:12

    oltre a Prasomaso (Tresivio - SO), in Valtellina esistono canalizzazioni simili in molte altre località di cui ricordo in particolare quelle nel territorio di Grosio e Grosotto, o in alta Valmalenco, ma anche in altre zone. La ragione era sempre la stessa; portare l'acqua nei pressi dei maggenghi e dei coltivi per consentire la presenza di insediamenti in luoghi distanti dai corsi d'acqua principali o dalle sorgenti perenni. In alto Adige (valle Venosta) sono state sostituite dai moderni sistemi di irrigazione sovvenzionati dalle locale amministrazione autonoma provinciale, mentre un altro mirabile esempio, del tutto simile, seppure molto lontano, è rappresentato dalle "levadas" di Madeira.

  3. Walter, 6.10.2018, 20:49

    In alto Vallese queste fantastiche testimonianze della genialità dei popoli di montagna, sono chiamate Suonen.
    In valle Malvaglia esiste un manufatto simile ma non ne conosco la storia.
    Nella valle della Forcola, che parte di fronte al paese di Soazza, un altro, che da quel che so, veniva usato per spostare il letame (aggiunto all’acqua) dall’alpe di Crasteira verso un maggese della zona.
    Questi poveri contadini, ma che erano anche falegnami, muratori, fabbri, boscaioli, macellai, ecc. erano i veri Signori della montagna

  4. Bruno, 6.10.2018, 09:19

    In Valtellina ci sono i resti di un manufatto molto simile, la "rongia di Prasomaso" che portava l'acqua dal torrente Rogna ai prati di Prasomaso. In origine doveva essere molto simile alle bisses raffigurate, ora il canale dell'acqua è interrato ma il sentiero viene mantenuto da un gruppo di volontari, per una bellissima camminata nei boschi sopra i sanatori. Aggiungo che l'utilizzo delle acque era regolato da precisi accordi, vedi gli antichi Statuti di Talamona, perché l'utilizzo delle preziosissime acque non era sempre così solidale. Oggi l'oro blu scorre nei canali delle centrali per produrre energia rinnovabile e non inquinante; mentre i prati sono abbandonati...

  5. Marco Beltrami, 3.10.2018, 21:47

    Molto ingegnoso questo sistema idraulico . Ottimo esempio da utilizzare anche in altre realtà montane . La distribuzione dell' acqua per salvaguardare e valorizzare le risorse montane.

  6. de, 1.10.2018, 21:26

    Ottimi e ingegnosi lavori che nobilitano l'uomo nel suo territorio aiutandolo a superare infantili campanilismi tra comuni. Politicaly correct. CIAO

  7. Rosa, 1.10.2018, 19:20

    In Valle d'Aosta si chiamano Ru, con datazioni storiche dal XIII, molti dei quali in uso, ma per ovvie ragioni intubati, ma rimango in alcun arcate in pietra sui pendii rocciosi, ora sono anche metà di escursioni, così da ammirare queste straordinarie opere idrauliche..

  8. Elio Brusco, 1.10.2018, 10:29

    Pur essendo stato per diversi anni un “vicino di casa” (Domodossola), non conoscevo queste ardìte opere! Davvero interessanti, espressione di culture capaci di far fronte alle proprie esigenze mettendo a frutto tutti i mezzi disponibili.

  9. Claudio, 1.10.2018, 08:32

    Molto simili agli aflaj in Oman e, probabilmente, a molte altre soluzioni che si trovano in tutto il mondo. Quando vuole l'uomo, anche con poche risorse, risolve problemi a prima vista insormontabili. . . fino a qualche tempo fa. Oggi è più facile che distrugga ogni risorsa, anche se abbondante.

    1. Ivan, 6.10.2018, 07:35

      Non è una novità. Ma fa riflettere il tuo commento. Fa paura. Perché non si vede inversione di rotta.

  10. Silvano Tombesi, 30.09.2018, 17:53

    Oltre la caparbietà e la capacità costruttiva dei nostri antenati, i quali non avevano a disposizione null'altro che l' incrollabile tenacia, spicca la grandissima attenzione per ľ ambiente in cui vivevano. Le necessità dell' epoca erano ben diverse da quelle odierne e lo erano sicuramente anche le persone. Le grandi opere che questi uomini ci hanno lasciato sono ancora visibili e funzionali, le generazioni odierne e future hanno il dovere di conservarle.