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Inverno in climi più caldi? Per gli uccelli migratori, sì!

20 novembre 2020, 7 Commenti
Temi: Tempo

In questo blog vediamo come il cambiamento climatico entri in gioco nell’argomento che vogliamo trattare.

Le ore di sole sono diminuite in questi giorni. Alcune località a nord delle Alpi hanno potuto godere di qualche ora di sole, ma in altre, a causa della nebbia alta presente, il sole è stato solo un ricordo per settimane.  In queste regioni si desidererebbe avere le ali e poter volare come un uccello migratorio verso il caldo e soleggiato sud.

In questo periodo, la maggior parte degli uccelli migratori sono già in viaggio verso le loro destinazioni invernali o vi sono già arrivati. L’ultima a partire normalmente è la beccaccia.

Il motore che induce questi faticosi viaggi è la prospettiva di una ricca offerta di cibo, che sarebbe troppo scarso alle nostre latitudini temperate, addirittura assente in quelle artiche dell’emisfero settentrionale.
 

Visione ingrandita: Fig. 1: Stormo di uccelli
Fig. 1: Stormo di uccelli

In primavera, però, il flusso migratorio cambia di nuovo direzione e gli uccelli migratori partono per il loro viaggio di ritorno verso nord, a volte lungo diverse migliaia di km, per tornare in patria a riprodursi.

Queste routine sono tuttavia sempre più scosse dai cambiamenti climatici.

In tutto il mondo i periodi di rientro degli uccelli ai luoghi di riproduzione sono cambiati negli ultimi decenni. Tendono in effetti a tornare prima in queste regioni settentrionali. Nell’Helgoland, isole al nord della Germania situate nel mare del nord, ad esempio, tra il 1960 e il 2007, il ritorno degli uccelli migratori che attraversano l'isola è stato osservato in media con quasi sette giorni di anticipo. La causa di questo ritorno prematuro sono gli inverni generalmente sempre più miti (in particolare quelli degli ultimi anni) e l’inizio-anno pure più mite. Conseguentemente anche la natura tende a svilupparsi prima e il periodo vegetativo tende ad allungarsi. La prematura e maggiore disponibilità di cibo ad essa associata non è ovviamente limitata solo alle nostre latitudini temperate, ma la si può trovare lungo quasi tutte le rotte di volo degli uccelli migratori. Un’abbondanza di cibo offerta precocemente è ovviamente allettante.
 

Visione ingrandita: Fig. 2: Uccelli migratori in formazione.
Fig. 2: Uccelli migratori in formazione.

Per quanto riguarda i tempi di migrazione, si potrebbe supporre che, a causa del fatto che l'inverno arrivi in media più tardi, gli uccelli migratori partano anche più tardi. In realtà non si nota alcuna tendenza reale in questo senso. Alcuni uccelli migrano più tardi verso sud, ma altri se ne vanno ancora prima. Quest'ultima tendenza è stata notata principalmente in Svizzera e nelle Isole Britanniche. Una spiegazione di quello che a prima vista sembra essere un paradosso è che alcuni uccelli migratori partono prima, probabilmente perché ritornano prima, come il periodo di vegetazione di alcune piante si sviluppa in anticipo.

Nell'Helgoland, invece, è stato osservato che alcuni uccelli migratori rimangono nelle loro zone di riproduzione oltre due settimane più a lungo di circa 50 anni fa. La conseguenza logica di questa permanenza più lunga è che la riproduzione può avvenire più a lungo e con maggiore frequenza, il che può portare da un lato a un maggiore successo riproduttivo, ma anche a una maggiore concorrenza in futuro, non solo tra gli uccelli migratori, ma anche tra gli uccelli migratori e quelli residenti. Di conseguenza, le specie di uccelli potrebbero essere allontanate da queste aree e costrette a insediarsi in nuove aree.

Se siete interessati, potete trovare informazioni molto più dettagliate su questo argomento sulle pagine del formative all'indirizzo https://bit.ly/3kpyGIP (disponibili solo in tedesco)

Da un approfondimento di Tobias Reinartz, Servizio meteorologico tedesco DWD
Offenbach, 12.11.2020
 

Visione ingrandita: Fig. 2: Volo sotto i cirri.
Fig. 2: Volo sotto i cirri.

Commenti (7)

  1. giovanni, 21.11.2020, 12:51

    ......al mutare di una variabile tutto il sistema si mette in moto di conseguenza.....ennesima testimonianza di stare in un equilibrio delicato.....ce ne rendiamo conto. ..o facciamo finta di non capire?......siete preziosi,saluti! giovanni.

  2. Luigi, 21.11.2020, 09:57

    Buongiorno, una sola domanda: in novembre qual è la temperatura media di chiasso? Grazie

    1. al, 21.11.2020, 10:28

      Al volo ho trovato questi dati, basta scrivere qualche parola in un motore di ricerca e a volte in 1 minuto si giunge al traguardo ;-)
      https://www.meteoblue.com/it/tempo/historyclimate/climatemodelled/chiasso_svizzera_2661176

    2. Team MeteoSvizzera di Locarno-Monti, 23.11.2020, 12:06

      Buongiorno,
      Alla pagina seguente di MeteoSvizzera trova i valori medi mensili delle temperature delle stazioni automatiche. Per il Mendrisiotto la stazione di riferimento è quella di Stabio.
      https://www.meteosvizzera.admin.ch/product/input/climate-data/normwerte-pro-messgroesse/np8110/nvrep_np8110_tre200m0_i.pdf
      In questa sezione della climatologia si trovano molti altri dati mensili sul soleggiamento, vento, precipitazioni, umidità, pressione…
      Cordiali saluti
      Team MeteoSvizzera di Locarno-Monti

  3. Franco, 21.11.2020, 00:13

    Mentre sono nei siti di svernamento, come fanno a sapere che nei siti estivi !a vegetazione si è sviluppata in anticipo e decidere di intraprendere la migrazione ?

  4. Livio, 20.11.2020, 21:01

    A proposito di inverni più miti ,nell' ultimo decennio è stato molto più veloce l'aumento delle temperature ..quando ero piccolo avevamo gli animali ,quando si puliva la stalla portavamo lo sterco nel prato si faceva un mucchio .noi lo chiamavano ul tres de ledam quando gelava e gelava si superava i _10/15 gelavano i fossi si toccava i_ 10 .Non avevo la giacca vento moderna solo una giacca fredda pure quella che freddo bello sano nessuno si lamentava bei tempi andati aufwiedershen

  5. Salvatore, 20.11.2020, 19:45

    Penso che la maggiorparte dei migratori sia insettivoro o comunque legato a prede animali. Pertanto bisogna seguiro lo sviluppo delle prede, piuttosto che quello delle piante. Lo sviluppo degli animali erbivori, prede degli uccelli, potrebbe essere legato ad una fase fenologica della pianta e non al suo apice del ciclo vegetazionale.