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Cambiamenti di oggi, turismo di domani

25 aprile 2019, 4 Commenti
Temi: Clima

Discese polverose lungo le piste da sci. Gli spazi aperti dei ghiacciai alpini. La frescura dei grotti ticinesi. I tuffi nelle refrigeranti acque dei nostri laghi e fiumi. Saranno ancora queste le immagini su cui punteranno le future campagne pubblicitarie per promuovere il turismo in Svizzera?

Il periodo pasquale non è un periodo come tutti gli altri. Per diversi motivi. Fra i quali le migliaia di turisti che visitano le città svizzere, passeggiano sui lungolago, mangiano nei ristoranti, affollano i treni, fanno (più o meno pazientemente) colonna sulle strade. La Svizzera è un’apprezzata destinazione turistica. Lo testimoniano i 20 milioni di turisti stranieri che hanno pernottato nel 2018 in Svizzera. L’industria turistica è una componente importante dell’economia elvetica, per alcune regioni la componente principale, che dà lavoro a migliaia di persone.

Lo sarà anche in futuro? La domanda è lecita, perché non è detto che fra 50 o 100 anni i futuri turisti troveranno ciò che oggi attira e motiva le vacanze in Svizzera. Ad esempio le condizioni di innevamento. Oppure i paesaggi con l’attuale vegetazione e i ghiacciai alpini. O ancora il tipico clima delle regioni di montagna. Tutti questi sono elementi che oggi diamo magari per scontato, ma che a seguito dei cambiamenti climatici in atto e di quelli attesi per il futuro potranno in qualche decennio cambiare in modo significativo. Senza pretesa di completezza, vediamone alcuni esempi, sulla base dei risultati elaborati con gli scenari climatici CH2018 (https://www.nccs.admin.ch/nccs/it/home/cambiamenti-climatici-e-impatti/scenari-climatici-per-la-svizzera.html ).

Turismo invernale sotto pressione

L’industria del turismo invernale è dipendente dalla presenza di neve (possibilmente naturale) e in sua mancanza, di temperature sufficientemente basse per produrre eventualmente della neve programmata. Entrambe queste grandezze si modificheranno in futuro. Ad esempio in assenza di efficaci misure di protezione del clima entro la fine del secolo in corso ad Andermatt (1'447 m) le giornate in cui nevica potrebbero passare da circa 60 a 30 all’anno e la temperatura media invernale nelle Alpi salire di circa 4 gradi rispetto a oggi. Assieme al parallelo aumento della quota dell’isoterma di zero gradi (vedi Fig. 2) ciò significa mutate condizioni per la gestione delle stazioni invernali, in particolare per quelle a bassa-media quota: innevamento meno sicuro e stagione più corta. Ciò che si inizia a vedere già oggi, con la diversificazione presso numerose stazioni turistiche delle attività per essere meno dipendenti dallo sci su pista (se non il completo abbandono di tale attività come è stato il caso alcuni anni fa della stazione sul Monte Tamaro) è probabilmente solo l’inizio di una tendenza che diventerà in futuro una necessità per adattarsi alle nuove condizioni ambientali.

La modifica del paesaggio

Il paesaggio svizzero è caratterizzato da una grande diversità di ambienti, racchiusi in un fazzoletto di territorio. In pochi chilometri si passa dai fondovalle alle vette delle Alpi, dal blu dei laghi al grigio delle rocce, dal verde dei boschi al bianco (sporco) dei ghiacciai. Alcuni elementi di questo paesaggio dipendono in modo marcato dalle condizioni di temperatura e piovosità, grandezze queste destinate inesorabilmente a modificarsi a seguito dei cambiamenti climatici. Con l’aumento della temperatura in tutte le stagioni dell’anno (nelle Alpi la temperatura media su base annuale aumenterà di circa 4.8 °C entro la fine del XXI secolo senza efficaci misure di protezione del clima) la maggioranza dei ghiacciai alpini saranno ben presto solo un ricordo. Anche se complessivamente i quantitativi di precipitazioni annuali non sono destinati a modificarsi in modo significativo, la loro variazione fra una stagione all’altra (da ca. -10 % in estate e primavera a ca. +20 % entro la fine del XXI secolo senza efficaci misure di protezione del clima) potrebbe portare a un cambiamento delle specie vegetali più adatte a vivere sulle Alpi. In altre parole ci sono concrete ragioni di pensare che i turisti di fine secolo ammireranno un paesaggio diverso da quello attuale. Sarà ancora altrettanto apprezzato?

Alla ricerca del fresco perduto

Le temperature sono aumentate. Ciò che misurano gli strumenti è una scomoda verità: negli ultimi 150 anni la temperatura media in Svizzera a basse quote è aumentata di circa 2 °C, approssimativamente il doppio dell’aumento su scala globale, registrato sull’intero pianeta. E non è finita qui. Con i gas ad effetto serra già emessi negli scorsi decenni, anche in presenza di incisive misure di protezione climatica, la temperatura andrà ancora aumentando in futuro (approssimativamente di +1.3 °C entro la fine del 2100). Le zone di pianura saranno le più toccate, quelle in cui la calura si farà più sentire, in particolare d’estate. Per cercare refrigerio si dovrà salire verso le vallate, alzarsi di quota. Il riscaldamento che potrebbe essere un fattore negativo per il turismo sui fondovalle, potrebbe però rivelarsi un fattore positivo per le destinazioni di media quota, che potrebbero ancora – nonostante anche lì le temperature si innalzeranno – offrire al turista una piacevole frescura.

I cambiamenti climatici: una delle varie sfide per il turismo in Svizzera

Già nel 2010 il Consiglio federale ha identificato i cambiamenti climatici come una delle cinque sfide principali per lo sviluppo strategico del turismo in Svizzera. Una sfida da raccogliere da subito, per essere pronti al momento giusto. Infatti, le trasformazioni necessarie al mondo del turismo, come in altri settori economici, non si realizzano dall’oggi al domani. Si pianificano e si realizzano sull’arco di decenni, per essere adattati alle condizioni climatiche fra 50 - 80 anni. Non si tratta però di adattarsi con un atteggiamento esclusivamente difensivo. Tenuto conto che i cambiamenti climatici non interessano solo la Svizzera, ma toccheranno anche le altre destinazioni turistiche estere, si può ragionare anche in termini propositivi. Rispetto ad altre nazioni le stazioni sciistiche svizzere sono in genere collocate a quote più elevate, con comunque conseguenti maggiori probabilità di avere migliori condizioni d’innevamento. Grazie alla quota delle località alpine e alla presenza dei laghi prealpini la “frescura svizzera” potrebbe essere un argomento turistico per le future estati rispetto, ad esempio, all’area mediterranea, sempre più calda. I cambiamenti climatici stanno rimescolando le carte. Per il mondo del turismo in Svizzera si tratta di imparare a giocare bene le nuove carte che avremo in mano.

Turismo e clima: di questo particolare binomio si parlerà alla trasmissione RSI Modem, venerdì 26 aprile, dalle 08:20 (https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/modem/ ).

Commenti (4)

  1. Greta, 27.04.2019, 14:56

    Questo sole con cui ci stiamo confrontando (che non da sensazione di calore ma di bruciore) è dovuto all'assottigliamento del buco dello zono?

    1. andreas, 27.04.2019, 21:13

      Ma ne?stessa impressione pure io..e stessa impressione a novembre e dicembre,non scalda più..ti brucia la pelle appena ti colpisce!!

  2. Lorenzo Castiglioni, 26.04.2019, 11:44

    Strettamente legato a questo tema è quello degli impianti sciistici: espansione di quelli attuale e dismissione/smantellamento di quelli esistenti e non più utilizzabili perché anti economici o addirittura per mancanza quasi totale di innevamento. Esiste una normativa per lo smantellamento e il ripristino delle condizioni naturali dell' ambiente ?

  3. Michele, 25.04.2019, 23:36

    L'adattamento dovrebbe essere una prerogativa di noi umani ma quanta nostalgia per quegli anni 60 in cui noi ragazzi si abbandonava la bicicletta a novembre e fino a fine febbraio ed oltre, ci si divertiva con lo slittino pur abitando nel Fondovalle...
    Di sicuro i giovani di oggi conoscono solo la temporaneità e rimpiangeranno di meno ciò che i decenni passati ci regalavano a livello di clima! !