Smartphone spento, niente radar, niente immagini satellitari e nessun modello numerico. Saremmo ancora capaci di capire che tempo farà? Il cielo ci offre molti più indizi di quanto potremmo pensare …

> >
Tempo
Smartphone spento, niente radar, niente immagini satellitari e nessun modello numerico. Saremmo ancora capaci di capire che tempo farà? Il cielo ci offre molti più indizi di quanto potremmo pensare …

Oggi per sapere che tempo farà basta spesso un gesto: prendiamo lo smartphone, apriamo un'applicazione e in pochi secondi abbiamo davanti a noi temperatura, precipitazioni, vento e previsioni per i prossimi giorni.
Proviamo però, per una volta, a fare il contrario. Mettiamo via lo smartphone e affacciamoci alla finestra.
Com'è il cielo? È terso oppure lattiginoso? Ci sono nubi? Sono sottili e alte oppure sono spesse, bianche e sembrano crescere rapidamente verso l'alto? Le montagne sono perfettamente visibili oppure appaiono immerse nella foschia? Il vento soffia anche al suolo oppure vediamo soltanto le nubi muoversi velocemente in quota?
Senza rendercene conto, abbiamo già raccolto qualche indizio su quello che succederà nelle prossime ore.
Chiaramente le conoscenze di base sulla meteorologia ci potranno aiutare ad elaborare la nostra previsione, ma non dobbiamo essere tutti meteorologi. Spesso bastano pochi concetti chiave per capire il carattere principale del tempo atteso nelle ore successive, uniti ad un forte spirito di osservazione della natura e ad un po’ di esperienza.
Fra tutti gli indizi che possiamo raccogliere semplicemente guardandoci attorno, le nubi sono probabilmente i più evidenti. Non sono infatti solamente oggetti che si trovano nell'atmosfera: la loro forma, la loro quota e soprattutto la loro evoluzione sono il risultato dei movimenti che avvengono nell'aria.
Per formare una nube è necessario che l'aria raggiunga la saturazione e che siano presenti sufficienti nuclei di condensazione sui quali possano formarsi le goccioline d'acqua o i cristalli di ghiaccio. Ma il modo in cui l'aria arriva a queste condizioni può essere molto diverso. Ed è proprio qui che le nubi cominciano a raccontarci qualcosa.
Pensiamo a una tipica giornata soleggiata. Il Sole riscalda il terreno e quest'ultimo, a sua volta, riscalda l'aria sovrastante. L'aria più calda e meno densa tende a salire; salendo si espande e si raffredda, finché il vapore acqueo può condensare e dare origine ai cumuli, le nubi bianche con la tipica forma a batuffolo o cavolfiore dai contorni ben definiti, che in un certo senso ci permettono di vedere le correnti ascendenti che si stanno sviluppando nell'atmosfera.

L’evoluzione nel tempo dei cumuli è molto esplicativa: se essi rimangono piccoli e poco sviluppati verticalmente, le correnti ascendenti non saranno così intense. Se invece nel corso della giornata assumono sempre più l'aspetto di torri, ciò mostra uno sviluppo verticale molto più importante che potrebbe portare alla formazione dei cumulonembi, le nubi temporalesche enormemente sviluppate in verticale e talvolta caratterizzate dalla tipica incudine. Il passaggio da piccoli cumuli a nubi sempre più sviluppate verticalmente ci dovrebbe quindi mettere in guardia circa il possibile scoppio di temporali.

Ci sono poi situazioni nelle quali le nubi sembrano quasi immobili nonostante il vento in quota. Quando una corrente d'aria incontra una catena montuosa viene costretta a salire. Sul versante sottovento può quindi iniziare a oscillare, un po' come l'acqua di un fiume dopo aver superato un ostacolo. Nella parte ascendente dell'onda l'aria si espande e si raffredda e può condensare; nella parte discendente si riscalda e la nube può invece dissolversi. In questo modo possono formarsi le caratteristiche nubi lenticolari, segnale di tempo stabile e magari accompagnato dal favonio fino alle basse quote delle nostre regioni. Lo stesso principio può produrre configurazioni ancora più sorprendenti, come quelle che sono state osservate in Ticino lo scorso 21 settembre.
Una montagna può quindi trasformarsi in una sorta di gigantesco rivelatore dei movimenti atmosferici: non vediamo l'aria risalire il pendio, ma possiamo vedere le nubi che il suo sollevamento produce.
Più in alto a volte vediamo i cirri, nubi alte e sottili che appaiono invece come filamenti bianchi, spesso dall'aspetto fibroso o setoso al di sopra dei 6 km di altitudine. Essi denotano il possibile arrivo di un fronte caldo o anche solo la presenza di umidità elevate nell’alta troposfera.

Cumuli, cumulonembi, cirri, nubi lenticolari o distese nuvolose raccontano dunque storie diverse. L’osservazione delle loro forme, posizioni ed evoluzione nel tempo ci fornisce informazioni importanti sui processi meteorologici in atto.
Possiamo allora pensare alle nubi come a una sorta di radiografia naturale dell'atmosfera: rendono visibili moti verticali, onde e sollevamenti che, essendo costituiti semplicemente da aria in movimento, rimarrebbero altrimenti nascosti ai nostri occhi.
M torniamo alla nostra ricerca di indizi per capire come evolverà il tempo nelle prossime ore. Essi non si trovano solamente sopra le nostre teste: potremo osservare la visibilità, quindi la nitidezza dell’aria, la rugiada o la brina sull'erba, la direzione in cui si muove il fumo di un camino o quella delle bandiere mosse dal vento, l’effetto del vento sugli alberi, sulla neve, sulle nubi, il carattere del vento, l’andamento della pressione misurato da un barometro o avvertito dalle persone meteoropatiche. Sono tutti piccoli segnali dello stato dell'atmosfera. Per non aprire il capitolo legato a come flora e fauna reagiscano e anticipino i cambiamenti del tempo…
Immaginiamo allora di svegliarci una mattina senza sapere nulla della previsione. Apriamo la finestra, guardiamo fuori e mettiamo in atto le nostre capacità di osservazione della natura. Certo, in questo tempo che vede un continuo sviluppo tecnologico abbiamo forse disimparato a soffermarci un momento ad osservare la natura per cercare di cogliere qualche indizio, ma proviamoci.
Ecco qualche piccola regola basata sull’osservazione della visibilità:
E qualche indicazione basata sull’osservazione delle nuvole:

Qualche indizio che ci può dare il vento:
E infine qualche regola basata sull’andamento della pressione:
Presi singolarmente, questi indizi (tratti dal libro G. Kappenberger, J. Kerkmann, L. Panziera: Il tempo in montagna – manuale di meteorologia alpina. Edizioni Aineva, 2025) non ci permettono necessariamente di dire con precisione che cosa accadrà. Mettendoli insieme, però, possiamo cominciare a costruire un'immagine dello stato dell'atmosfera e della sua evoluzione.
La prossima volta che state per aprire l'app MeteoSvizzera, provate ad aspettare un momento.
Prima guardate fuori dalla finestra.
Osservate le nubi, la visibilità, il vento. Se ce l’avete, date un’occhiata anche al barometro. Provate a immaginare cosa potrebbe succedere nelle prossime ore.
Siete riusciti a fare una buona previsione?