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La sera del 9 giugno 2026 si è sviluppato nella regione del Basso Lago Maggiore tra Stresa e Arona un violento temporale di tipo supercellulare che si è inseguito spostato rapidamente verso il Mendrisiotto guadagnando rapidamente d'intensità. Il temporale ha mostrato fin da subito evidenti segnali di rotazione e produzione di grandine. I chicchi di grandine hanno raggiunto un diametro massimo tra 4 e 5 cm e dato origine localmente a ingenti accmuli al suolo.

Situazione sinottica generale

I primi giorni del mese di giugno sono stati caratterizzati da tempo variabile con alcuni episodi di precipitazione. In questo periodo di spiccata variabilità, fra il 7 e l’8 giugno le Alpi sono state interessate da deboli correnti da ovest, che si sono intensificate il giorno 9 in corrispondenza con l’avvicinamento alle Alpi di una vasta saccatura atlantica da nordovest. Quest’ultima era centrata a nord della Scozia, ma si estendeva verso sud fino alla regione alpina. Il fronte freddo al suolo ha raggiunto la Svizzera nordalpina in giornata, ma non ha valicato le Alpi: il Sud è rimasto in una massa d’aria prefrontale più calda e più instabile. L’aria fredda in quota, invece, il giorno 9 si trovava ancora tra la Francia centrale e la Germania meridionale, e avrebbe raggiunto le Alpi solamente il giorno successivo. 

Fig. 1. Carta meteorologica a diverse quote, analisi del 09.06.2026 alle 18 UTC. Sull'immagine a sinistra in alto sono rappresentati l’umidità simulata dal modello, il geopotenziale e il vento a 300 hPa, a sinistra in basso l’umidità, il geopotenziale e il vento a 700 hPa. L'immagine a destra in alto mostra il geopotenziale, il vento e la temperatura a 500 hPa, quella a destra in basso la temperatura e il vento a 850 hPa e la pressione al suolo.
Fig. 1. Carta meteorologica a diverse quote, analisi del 09.06.2026 alle 18 UTC. Sull'immagine a sinistra in alto sono rappresentati l’umidità simulata dal modello, il geopotenziale e il vento a 300 hPa, a sinistra in basso l’umidità, il geopotenziale e il vento a 700 hPa. L'immagine a destra in alto mostra il geopotenziale, il vento e la temperatura a 500 hPa, quella a destra in basso la temperatura e il vento a 850 hPa e la pressione al suolo. (ECMWF, MeteoSvizzera)
Fig. 2. Carta meteorologiche al suolo, situazione alle 12 UTC del 09 giugno 2026.
Fig. 2. Carta meteorologiche al suolo, situazione alle 12 UTC del 09 giugno 2026. (ECMWF, Eumetsat, MeteoSvizzera )

Sebbene l’aria fredda fosse ancora distante dalle nostre regioni, nel corso della giornata del 9 giugno l’avvicinamento della saccatura ha determinato un aumento della ventilazione in alta quota (come visibile sulla Fig. 3), andando ad incrementare i valori di wind shear. Il radiosondaggio di Novara delle 12 UTC (14 locali, quindi 7 ore prima della formazione della supercella) indicava un vento medio di circa 20 nodi a 700 hPa, che salivano a circa 35 nodi al livello di 500 hPa (5700 m circa). Sotto i 1000 metri, invece, il vento risultava inferiore ai 10 nodi. Questo profilo corrisponde a circa 20 nodi di DLS (deep layer shear) 0-3 km e circa 45 nodi di DLS 0-6 km, valori tipicamente in grado di favorire lo sviluppo di temporali di tipo supercella.

Fig. 3. Profilo del vento rilevato dal radar meteorologico del Monte Lema (Velocity Azimuth Display - VAD) e dal radiosondaggio di Novara Cameri il 09.06.2026. Le barbule colorate rappresentano le velocità del vento fornite dal radar, quelle nere sono derivate dal radiosondaggio di Novara/Cameri.
Fig. 3. Profilo del vento rilevato dal radar meteorologico del Monte Lema (Velocity Azimuth Display - VAD) e dal radiosondaggio di Novara Cameri il 09.06.2026. Le barbule colorate rappresentano le velocità del vento fornite dal radar, quelle nere sono derivate dal radiosondaggio di Novara/Cameri. (MeteoSvizzera)

Lo sviluppo del temporale supercellulare la sera del 9 giugno 2026

La supercella temporalesca si è sviluppata nella regione del Basso Lago Maggiore, tra Stresa e Arona. Una cella temporalesca di tipo esplosivo ha mostrato una rapida intensificazione a partire dalle ore 20.00 (ora locale). Alle 20:20 la cella è stata riconosciuta dai sistemi automatici come temporale intenso, mostrando subito delle caratteristiche supercellulari, come moti rotatori nel flusso e la presenza di grandine. Inizialmente la cella è risultata perlopiù stazionaria. A partire dalle ore 20:40 essa ha iniziato la sua avanzata in direzione nordest, attraversando il Lago Maggiore. Nella regione compresa tra Laveno e Arcisate, la cella temporalesca mostrava degli evidenti segni di rotazione. Verso le 21:10 il complesso temporalesco si è suddiviso in due celle temporalesche (split): la cella meno intensa, sulla parte sinistra (lato nord), si è successivamente spostata verso nordest andando a interessare le regioni comprese tra Luino e il Malcantone, oltre a innescare un ulteriore temporale sul Piano di Magadino (Fig. 4).

Fig. 4. Cella temporalesca sul Piano di Magadino vista da Locarno-Monti. Foto: L. Nisi.
Fig. 4. Cella temporalesca sul Piano di Magadino vista da Locarno-Monti. Foto: L. Nisi.

La cella più intensa, che ha mantenuto una struttura supercellulare ben riconosciuta dagli algoritmi basati sui dati dei radar meteorologici, ha deviato la sua traiettoria verso sudest (right mover supercell) spostandosi gradualmente verso il Mendrisiotto. La violenta grandinata è iniziata circa alle 21:30 nelle regioni più occidentali del Mendrisiotto ed è terminata verso le 22:00 nella regione di Chiasso. A livello locale, soprattutto nell’epicentro e dove si sono accumulati i maggior quantitativi di grandine al suolo, la grandinata è durata alcuni minuti, in alcuni casi è presumibile che abbia superato anche i 5 minuti. 
La Fig. 5 mostra la traiettoria del centroide della supercella con le indicazioni approssimative dell’orario, mentre la Fig. 6 mostra l’estensione complessiva della grandinata legata al temporale supercellulare.

Fig. 5. Traiettoria della supercella e indicazioni temporali stimate.
Fig. 5. Traiettoria della supercella e indicazioni temporali stimate. (MeteoSvizzera, sfondo https://map.geo.admin.ch/)
Fig. 6. Estensione complessiva delle grandinate originate dalla supercella. È rappresentata la stima della dimensione dei chicchi di grandine secondo l’algoritmo MESHS. Le dimensioni risultano leggermente sovrastimate rispetto a quanto osservato.osservate.
Fig. 6. Estensione complessiva delle grandinate originate dalla supercella. È rappresentata la stima della dimensione dei chicchi di grandine secondo l’algoritmo MESHS. Le dimensioni risultano leggermente sovrastimate rispetto a quanto osservato.osservate. (MeteoSvizzera)

Analizzando la riflettività orizzontale della supercella identificata con il radar polarimetrico di MeteoSvizzera posizionato sul Monte Lema, si può notare come il complesso temporalesco abbia assunto una forma a “uncino”, tipica delle supercelle con un mesociclone rotante nei bassi strati ben strutturato (Fig. 7). Durante il passaggio della supercella sul Mendrisiotto, le immagini del radar meteorologico mostrano una netta separazione della corrente caldo-umida in entrata al temporale (inflow) dalla zona di precipitazioni (outflow).

Fig. 7. Struttura della supercella rilevata dal radar meteorologico del Monte Lema al suo passaggio sul Mendrisiotto la sera del 9 giugno 2026.
Fig. 7. Struttura della supercella rilevata dal radar meteorologico del Monte Lema al suo passaggio sul Mendrisiotto la sera del 9 giugno 2026. (MeteoSvizzera)

La struttura mesociclonica risulta molto evidente tra le ore 21:40 e le 22:00 (sequenza Fig. 8a,b,c), ovvero al passaggio della supercella sul Mendrisiotto e includendo il momento di massima intensità in termini di precipitazione grandinigena. Testimonianze hanno confermato che le precipitazioni sono dapprima iniziate sottoforma di grosse gocce di pioggia per poi esser rapidamente accompagnate da chicchi di grandine. Anche durante le fasi più intense della grandinata erano presenti anche precipitazioni liquide. A differenza della grandinata di Locarno del 25 agosto 2023 (Nisi et al., 2023), non è stata osservata la caduta di chicchi di grandine senza pioggia. Questo aspetto non confuta comunque la natura supercellulare del termporale, sostenuta dalla struttura e dai movimenti rotatori rotazioni rilevati in modo eloquente dal radar meteorologico del Monte Lema.

Rotazione della cella temporalesca

La rotazione delle correnti all'interno del temporale, indice di una struttura supercellulare, può essere analizzata tramite la velocità radiale (velocità doppler) rilevata dai radar meteorologici, nel caso specifico dal radar del Monte Lema. L’analisi delle velocità radiali (corrette dal fenomeno dell’aliasing, che si verifica quando segnali sovrapposti vengono campionati in modo errato, creando artefatti o misinterpretazioni nel segnale) non è sempre evidente, essendo le rotazioni spesso caotiche, non ben definite o influenzate dall’orografia complessa. Nel caso specifico (Fig. 9), si può riconoscere in una zona vicina al centro del temporale un moto rotatorio antiorario. A sud della zona di rotazione è riconoscibile una protuberanza evidenziata con delle tonalità rosse anche intense, indicanti delle precipitazioni in rapido allontanamento dal radar, ovvero in movimento verso sudest. Questa zona, denominata in inglese anche  come Rear Flank Downdraft (RFD), corrisponde alla corrente discendente di aria secca e fredda che avvolge il retro del mesociclone all'interno di una supercella. Questa struttura gioca un ruolo chiave nella formazione di tornado, fenomeno che però fortunatamente non è stato osservato né nel Mendrisiotto, né nella vicina Italia al passaggio di questa intensa supercella. 

 

Fig. 9. Velocità radiale (doppler) rilevata dal radar meteorologico del Monte Lema. Rispetto alla cella temporalesca il radar si trova a nord – nordovest. I colori indicano la velocità doppler, tonalità rosse indicano un allontanamento dal radar, tonalità celesti indicano un movimento verso il radar.
Fig. 9. Velocità radiale (doppler) rilevata dal radar meteorologico del Monte Lema. Rispetto alla cella temporalesca il radar si trova a nord – nordovest. I colori indicano la velocità doppler, tonalità rosse indicano un allontanamento dal radar, tonalità celesti indicano un movimento verso il radar. (MeteoSvizzera)

A MeteoSvizzera è implementato un algoritmo per la detezione dei mesocicloni (Feldmann et al., 2021). La Fig. 10 mostra come questo algoritmo abbia identificato delle rotazioni durante buona parte del ciclo di vita del temporale. Particolarmente evidenti risultano le rotazioni a ovest del Ticino e al passaggio della supercella sul Mendrisiotto. 

Allerte "Flash Orage" emesse la sera del 9 giugno 2026 nel Sottoceneri

Il sistema automatico di allertamento temporali di MeteoSvizzera ha riconosciuto lo sviluppo della cellula temporalesca molto violenta e il suo spostamento verso il Sottoceneri con alcune decine di minuti d’anticipo rispetto alla fase più intensa del temporale.

 

Tab. 1. Cronologia delle allerte “Flash temporali” emesse in automatico dall’algoritmo per identificazione e previsione dei temporali violenti, la sera di martedì 9 giugno 2026.
Tab. 1. Cronologia delle allerte “Flash-temporali” emesse in automatico dall’algoritmo per identificazione e previsione dei temporali violenti, la sera di martedì 9 giugno 2026. (MeteoSvizzera)

Nella tabella sottostante sono riportati gli anticipi (lead time) delle allerte rispetto 1) all’inizio delle precipitazioni temporalesche sul Mendrisiotto, 2) alle prime grandinate sulle regioni più occidentali e 3) alla grandinata nell’epicentro dell’evento, localizzato tra Castel S. Pietro e Morbio Superiore.

Tab. 2. Cronologia delle allerte “Flash temporali”  emesse e anticipo (lead time).
Tab. 2. Cronologia delle allerte “Flash temporali” emesse e anticipo (lead time). (MeteoSvizzera)

Nella seconda parte di questa serie di blog presenteremo quanto è stato rilevato e misurato durante il passaggio della supercella, i danni registrati e l'inquadramento climatologico dell'evento.

Riferimenti bibliografici