Tra il 14 e il 15 marzo, il Sud delle Alpi è stato interessato da una situazione di sbarramento intensa, che ha provocato abbondanti nevicate nel Sopraceneri e nel Moesano. L’evento di maltempo è stato allertato con un livello 3 per neve valido al di sopra dei 1200 metri da sabato 14 marzo alle 00:00 a domenica 15 marzo alle 12:00, che è stato poi innalzato al livello 4 per le regioni del Locarnese e della Leventina sempre per lo stesso periodo di validità. In parallelo un avviso di livello 2 per forti piogge è stato emesso per le regioni del Ticino centrale e meridionale.
Nel corso della giornata di venerdì 13 marzo, una vasta zona di bassa pressione ha spostato il suo centro sul Mar di Norvegia e il fronte freddo ad essa associato si è avvicinato alla Svizzera. Davanti ad esso, correnti da sudovest hanno convogliato aria più mite ed umida verso il versante sudalpino dando origine ad una situazione di sbarramento al Sud e di correnti favoniche al Nord (Figura 1).

Le prime precipitazioni di tipo prefrontale sono iniziate nella notte su sabato 14 marzo, risultando di intensità debole o moderata e intermittenti (Figura 2a), con il limite delle nevicate attorno ai 1000-1300 metri. Con l’avvicinamento del fronte freddo da nordovest, nel primo mattino di sabato 14 marzo le precipitazioni si sono gradualmente intensificate ed estese a tutto il Sud delle Alpi (Figura 2b). Tuttavia, la presenza di una moderata corrente da sudest nei bassi strati ha permesso un maggior rimescolamento della massa d’aria nelle vallate alpine e in questa fase di precipitazioni il limite delle nevicate si è temporaneamente alzato fin verso i 1300-1500 metri.
Il fronte freddo ha poi raggiunto la Svizzera nel corso del pomeriggio di sabato 14 marzo, provocando un ulteriore intensificazione delle precipitazioni (Figura 3). Un importante effetto di raffreddamento causato dall’intensificazione delle precipitazioni ha permesso al limite delle nevicate di calare nuovamente fin verso i 1100-1200 metri.

In seguito, il fronte è rimasto stazionario sulla Svizzera, separando l’aria fredda di origine polare a nord delle Alpi e l’aria mite dal Mediterraneo a sud delle Alpi. Sulle Alpi si è quindi formato un gradiente barico di tipo idrostatico tra Nord e Sud, e a seguito del crescente spessore dello strato di aria fredda al Nord, essa ha iniziato a valicare le Alpi raggiungendo le vallate alpine del Sud. L’arrivo di quest’aria si è manifestato con una rotazione dei venti a sud delle Alpi da sud al settore nord, prima nei fondovalle e in seguito anche in quota. Questo repentino cambio di direzione del vento è ben visibile nelle misure presso le stazioni SwissMetNet di Piotta e del Pizzo Matro, mostrate nella Figura 4.

Nel corso della serata di sabato 14 marzo, l’epicentro delle precipitazioni si è poi spostato sul Ticino centro-meridionale. Infatti, nelle regioni lungo le Alpi, è risultata sempre più predominante la corrente di aria fredda e più secca da nord, che ha provocato una diminuzione dell’intensità delle nevicate sulle regioni dell’Alto Ticino. Più a Sud, l’intensità delle precipitazioni è rimasta elevata, rafforzata dalla zona di contatto tra l’aria fredda da nord e quella mite da sud (Figura 5).

Durante questa fase, il limite delle nevicate nel Sopraceneri ha praticamente raggiunto le pianure (200-300 metri) con neve mista a pioggia fin sul Piano di Magadino e una spolverata di neve fresca a Locarno Monti. Il rapido calo del limite delle nevicate nelle vallate alpine è stato generalmente ben simulato dai modelli numerici (Figura 6). Nel Sopraceneri invece, nonostante l’intensità delle precipitazioni, la corrente sciroccale ha mantenuto la massa d’aria rimescolata e il limite delle nevicate non è sceso sotto gli 800-1100 metri.
Nel corso della notte su domenica 15 marzo 2026 con le correnti umide meridionali sono ruotate gradualmente a est diminuendo l’afflusso di umidità anche sulle regioni maggiormente toccate, ovvero quelle comprese tra il Sottoceneri e la Vallemaggia. Con l’indebolimento delle precipitazioni il limite delle nevicate nel Sopraceneri si è alzato fin verso i 600-700 metri di quota.
I modelli numerici, in particolare OSHD basato su ICON‑CH2‑EPS, hanno simulato in modo coerente la fase principale delle nevicate tra il pomeriggio di sabato e la mattina di domenica, nonché lo spostamento dell’epicentro verso il Ticino occidentale. La distribuzione spaziale delle precipitazioni è risultata complessivamente corretta, con accumuli maggiori sul Ticino occidentale e una diminuzione progressiva verso est (Figura 7)

Gli accumuli totali simulati sono stati in buona parte coerenti con le misure (Figura 8), sebbene alcuni quantitativi siano risultati sovrastimati e collocati a quote più basse rispetto alle osservazioni. I modelli hanno però rappresentato in modo accurato l’effetto di raffreddamento da precipitazione nel Sopraceneri e il mantenimento di un limite delle nevicate più elevato nel Sottoceneri, probabilmente legato alla persistenza della corrente sciroccale.

Le misure al suolo hanno rilevato che al di sopra dei 1500 metri, tra Vallemaggia e Valle Verzasca, sono caduti 80–120 cm di neve fresca, mentre nelle altre regioni gli accumuli sono stati compresi tra 30 e 60 cm. Tra i 1000 e i 1500 metri si sono osservati 50–80 cm nelle zone maggiormente interessate. La neve è caduta anche a quote inferiori, soprattutto nel Locarnese, con 20–25 cm a 600–800 metri e una spolverata fino a 300–400 metri. Nevicate significative hanno interessato anche l’Engadina.
Di seguito alcune immagini inviateci tramite segnalazioni meteo dell’app di MeteoSwiss.
Alle quote più basse l’evento è stato accompagnato da forti piogge, in linea con le allerte di livello 2 emesse per il Ticino centro‑meridionale e il Basso Moesano.
Le nevicate del 14 e 15 marzo hanno prodotto i massimi accumuli stagionali in diverse località del Sopraceneri.
La mattina del 15 marzo a Bosco Gurin sono stati misurati 116 cm di neve fresca, nuovo primato assoluto per questa stazione, dove la neve viene misurata dal 1961. Si tratta delle misure manuali che vengono effettuate ogni mattina fra le ore 7 e le ore 8, che quindi rappresentano la neve caduta sull'arco di 24 ore. La neve totale presente al suolo ha così raggiunto i 130 cm, il valore più elevato raggiunto durante la stagione fredda 2025/26, ben superiore alla media 1991-2020, che tuttavia è diminuito molto rapidamente nelle giornate seguenti (Figura 9).

L’evento si è inserito in un inverno complessivamente povero di neve, caratterizzato da marcati periodi di fusione. Anche dopo il 15 marzo il manto nevoso ha subito un rapido assestamento e una diminuzione significativa dello spessore; infatti, al giorno di redazione di questo blog, 8 aprile 2026, in paese a Bosco Gurin la neve si è completamente fusa.