A sud delle Alpi la temperatura media di marzo 2026 è risultata di 0,6 °C superiore alla media 1991-2020. Mentre nel Sottoceneri l’anomalia positiva ha superato localmente +1 °C (Lugano +1,2 °C, Stabio +1,4 °C), nelle Alpi essa è stata più contenuta (ad es. Cimetta e San Bernardino +0,1 °C, Comprovasco +0,4 °C). Con -0,2 °C, la stazione di Robiei in Alta Valle Maggia è stata l’unica a far registrare uno scarto negativo della temperatura.

Nel clima odierno a sud delle Alpi il mese di marzo è di 2,7 °C (1,4 – 4,0 °C) più caldo rispetto al clima del trentennio preindustriale 1871-1900.

La prima parte del mese di marzo ha visto temperature medie giornaliere superiori alla media 1991-2020 sia in montagna sia a basse quote. In questo periodo, lo scarto dalla media è stato per lo più compreso fra +1 e +2 gradi, con locali punte di +3 gradi e oltre. Fra il 14 e il 15 marzo, durante una marcata situazione di sbarramento, le temperature sono risultate di poco inferiori alla media, mentre in seguito hanno oscillato intorno ad essa. L’ultima settimana di marzo è invece stata caratterizzata da correnti di origine polare di aria fredda da nord, che hanno provocato temperature inferiori alla media soprattutto in montagna, con anomalie negative fino a 3 – 5 °C, mentre a basse quote l’effetto favonico ha garantito anche qualche singola giornata più mite della media.
In marzo nessuna stazione di misura della rete di rilevamento di MeteoSvizzera ha misurato temperature medie, minime o massime giornaliere che rientrano nei dieci valori più alti o più bassi mai misurati.

Mediata su tutto il versante sudalpino, la somma mensile delle precipitazioni ha raggiunto il 104 % della media pluriennale. Tuttavia, la distribuzione spaziale delle precipitazioni si è mostrata opposta a quella del mese di febbraio: lungo le Alpi, ad eccezione dell’Alto Moesano, esse sono state inferiori alla media, con valori dal 50 all’80 % di essa, mentre spostandosi verso sud la percentuale rispetto alle attese è salita fino al 110 – 150 %. A Stabio sono caduti 130,2 mm, che corrispondono al 157 % della media 1991-2020, a Cimetta 113,4 mm, pari al 156 % di essa. La regione più asciutta è risultata la Valposchiavo con 20,2 mm a Campocologno (48 % della media), 23,3 mm a Brusio (53 %) e 50,1 mm a Cavaglia (67 %). Ad Airolo con 60,4 mm non è stato superato il 61 % della media, a Olivone con 52,2 mm è stato raggiunto il 77 %.

Gran parte delle precipitazioni mensili sono cadute durante la situazione di sbarramento del 14 e 15 marzo. Le regioni più toccate dalle precipitazioni sono state quelle situate all’interno di una fascia che spazia dal Locarnese al Mendrisiotto passando attraverso il Gambarogno e il Malcantone, dove sono caduti fra 80 e 120 mm. Il 14 marzo l’accumulo di precipitazione giornaliero ha raggiunto 101,9 mm a Stabio, 85,8 mm a Cimetta e 78,9 mm a Morbio Superiore, valori che corrispondono alla somma giornaliera più elevata mai misurata in marzo in queste stazioni (inizio delle misure avvenuto nel 1981 a Stabio e Cimetta, nel 1974 a Morbio). A Locarno Monti, dove le misure sono cominciate nel 1900, sono caduti 101,6 mm, terzo valore più alto mai misurato in marzo.
All’inizio dell’evento il limite delle nevicate si attestava sui 1100-1300 metri, ma con l’intensificazione delle precipitazioni esso è sceso fin verso i 300-600 metri, in particolare nel Sopraceneri e nel Moesano. Al di sopra dei 1500 metri, fra la Valle Maggia e la Valle Verzasca, sono caduti da 80 a 120 cm di neve fresca, nelle altre regioni da 30 a 60 cm. Fra i 1000 e i 1500 metri sono caduti da 50 a 80 cm nelle regioni maggiormente toccate dalle precipitazioni, da 20 a 50 cm circa altrove. La neve è caduta anche sotto i 1000 metri, in particolare nel Locarnese con 20-25 cm a 600-800 metri e con una spolverata di neve fino a 300-400 metri.
La mattina del 15 marzo a Bosco Gurin sono stati misurati 116 cm di neve fresca, nuovo primato assoluto per questa stazione, dove la neve viene misurata dal 1961. Si tratta delle misure manuali che vengono effettuate ogni mattina fra le ore 7 e le ore 8, che quindi rappresentano la neve caduta sull'arco di 24 ore. La neve totale presente al suolo ha così raggiunto i 130 cm, il valore più elevato raggiunto durante la stagione fredda 2025/26, ben superiore alla media 1991-2020, che tuttavia è diminuito molto rapidamente nelle giornate seguenti.

Come menzionato più in alto, l’ultima settimana di marzo è stata caratterizzata da correnti fredde di origine polare che hanno convogliato verso le Alpi aria fredda e umida da nord, facendo registrare temperature ben inferiori alla media in montagna. Il favonio è risultato molto frequente, soffiando con intensità a tratti forte, fin verso i 100 km/h anche alle basse quote. La somma mensile del numero di ore di favonio è pertanto risultata elevata, circa 130 ore sia a Lugano sia a Locarno. Per ritrovare un valore mensile ancora più elevato, bisogna risalire a marzo del 2009.
Inoltre, i sette giorni dal 26 marzo al primo aprile sono risultati la settimana più ventosa in assoluto a Lugano e a Magadino / Cadenazzo dall’inizio delle misure nel 2007.
In marzo il numero di ore di sole registrate a sud delle Alpi corrisponde al 90-110 % della media 1991-2020. A Lugano sono state registrate 211 ore di sole, che corrispondono al 110 % della media 1991-2020.
