Nel corso dell’inverno 2025–2026, il Sud delle Alpi è stato interessato da una serie di nevicate legate a situazioni di sbarramento da sud, come illustrato nella parte 1 di questa serie di blog. Sebbene gli accumuli complessivi siano risultati generalmente modesti, nei paragrafi seguenti vengono analizzati nel dettaglio sia la loro distribuzione spaziale sia la simulazione degli eventi da parte dei modelli numerici.
Il primo episodio di nevicate della serie è stato caratterizzato da un passaggio piuttosto rapido, con la gran parte degli accumuli che si è concentrata in meno di 12 ore, tra la serata del 23 gennaio e la notte su sabato 24 gennaio.
L’immagine sottostante (Fig.1) riporta gli accumuli di neve fresca in 24 ore tra il 23 e il 24 gennaio alle 07:00 UTC secondo l’algoritmo INCA, che interpola le misure delle stazioni per stimare la distribuzione della neve sul territorio. Si osserva come nelle regioni allertate, in Ticino e nel Moesano, tra i 500 e i 700 metri si sono depositati pochi centimetri di neve bagnata; sopra i 700 metri gli accumuli hanno raggiunto 5–10 cm, mentre in montagna si sono osservati localmente 10–15 cm di neve fresca.
Scorrendo a sinistra, alla Fig. 2, si ha il confronto con la previsione del modello OSHD dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF, basato su ICON-CH2-EPS di MeteoSvizzera. Nel complesso, la distribuzione spaziale delle precipitazioni simulata dai modelli numerici è risultata corretta, con i quantitativi maggiori previsti sul Ticino e sul Moesano. Tuttavia, i modelli hanno sovrastimato gli accumuli, indicando valori diffusi di 10-15 mm. Avvicinandosi all’evento le stime sono poi state corrette al ribasso. Di conseguenza anche il modello OSHD ha sovrastimato gli accumuli di neve con un errore dell’ordine di 5-10 cm. Inoltre, al di sotto dei 600 metri non si sono osservati accumuli, suggerendo che il limite delle nevicate previsto era inferiore a quello reale.
Durante questo secondo evento della serie, la totalità degli accumuli si è concentrata tra il tardo pomeriggio di martedì 27 gennaio e il pomeriggio di mercoledì 28 gennaio. La Fig. 3 mostra gli accumuli di neve fresca in 24 ore (basati sull'algoritmo INCA) che indica accumuli attorno a 5–10 cm sopra gli 800 metri, 10–15 cm oltre i 1000–1200 metri e fino a 15–30 cm sul Ticino centro-meridionale sopra i 1300–1400 metri. Nelle regioni dell’Alto Ticino e dell’Alto Moesano le nevicate sono state meno intense, ma con un limite delle nevicate più basso rispetto al Ticino centro‑meridionale, con circa 1 cm di neve bagnata al suolo.
Nel complesso, la distribuzione spaziale e temporale delle precipitazioni simulata dai modelli numerici è risultata corretta, con i quantitativi maggiori previsti sul Ticino centro-meridionale e verso le vallate orientali del Grigioni italiano. Come per l’evento del 23–24 gennaio, le corse dei modelli considerate per l’emissione delle allerte hanno sovrastimato gli accumuli e simulato un limite delle nevicate più basso rispetto a quanto osservato sul terreno (vedere confronto con Fig. 4 scorrendo a sinistra). A differenza dell’evento precedente, le corse imminenti l’inizio dell’evento hanno ridotto i quantitativi simulati in modo molto meno marcato.
Anche durante quest’ultimo evento di forti nevicate allertato con un’allerta di livello 3, i quantitativi sono risultati distribuiti in modo piuttosto omogeneo sul territorio, con i quantitativi maggiori verso il Sottoceneri e il Moesano. Infatti, come mostrato nella Fig. 5 (accumulo su 24 ore secondo l’algoritmo INCA), al di sopra degli 800 metri gli accumuli hanno raggiunto 15-20 cm di neve fresca, mentre tra 500 e 800 metri sono caduti 5-15 cm. A differenza degli eventi precedenti, durante la fase più intensa il limite delle nevicate si è temporaneamente abbassato fino alle basse quote. Di conseguenza, pur con accumuli contenuti sotto i 500 metri (1–5 cm), a Lugano sono stati misurati circa 2 cm di neve fresca. Nelle regioni dell’Alto Ticino e dell’Alto Moesano le precipitazioni sono state più deboli, con 10-15 cm di neve fresca sopra 800 metri e solo pochi centimetri alle quote inferiori.
Nel complesso, la distribuzione spaziale delle precipitazioni simulata dai modelli numerici è risultata corretta. La previsione del modello OSHD, basata su ICON-CH2-EPS, si è rivelata generalmente affidabile, con una lieve sovrastima degli accumuli – dell’ordine di circa 5 cm – soprattutto lungo le regioni alpine. A differenza degli eventi precedenti, le corse dei modelli considerate sia prima che dopo l’emissione dell’allerta hanno mostrato una buona coerenza tra loro, indicando quantitativi comparabili attorno a 10-20 mm sull’insieme del territorio e 5-10 mm a ridosso delle Alpi.
In montagna il manto nevoso si è composto da numerosi strati che si sono accumulati con il susseguirsi di questi eventi di nevicate. Il 29 gennaio 2026 l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos (SLF) ha innalzato il livello di pericolo valanghe al livello 3 per tutto il Sud delle Alpi.
Successivamente, dal 17 febbraio, il pericolo di valanghe è poi stato ulteriormente innalzato al livello 4 per le regioni sudalpine a ridosso delle Alpi a seguito delle abbondanti quantità di neve fresca che in poco tempo si sono depositate su questi strati instabili. Sul Ticino centrale il pericolo è invece rimasto marcato, e più a sud moderato.
