Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera

Attualità sul tempo

11 marzo 2010 / Paolo Ambrosetti

 

E ancora neve...

 

Se i primi giorni di marzo ci hanno fatto assaporare la primavera, quelli seguenti hanno segnato un ritorno dell’inverno ben marcato. Le avvisaglie venivano dalle immagini mostrateci con le navi incagliate nel ghiaccio sul Mar Baltico, che avevano richiesto l’intervento dei rompighiaccio. La riserva d’aria fredda siberiana accumulato nel corso dell’inverno si dirigeva verso l’Europa. Poi è stato il turno della Svizzera nordalpina con temperature glaciali e neve fino a basse quote che ha provocato caos sulle strade e difficoltà anche al traffico aereo a Kloten. Infine è stato il turno del versante sudalpino: dapprima l’aria fredda ha valicato le Alpi con vento da nord, in seguito è entrata come bora nel Veneto, invadendo in seguito tutta la Pianura padana.

 

vento padania

Fig. 1: L'immagine mostra il vento al livello di 850 hPa (circa 1500 metri di quota) mercoledì a mezzogiorno.

A nord delle Alpi continuava la bise, a Trieste una forte e fredda bora, mentre a Venezia aria umida affluiva dall’Adriatico. Nelle Alpi invece venti piuttosto deboli. La convergenza d’umidità con l’aria fredda ha provocato delle nevicate importanti sulla Pianura padana, soprattutto a sud del fiume Po e sull’Appennino. Giovedì mattina sul Passo della Cisa a 1000 metri si misurava 85 cm di neve. Le correnti orientali valicavano l’Appennino ligure scendendo con raffiche tempestose sul mare.

 

Nevica, nevica, ma non resta quasi niente.

Da lunedì notte si è susseguito del debole nevischio quasi ininterrottamente, ma al suolo è rimasto ben poco. I quantitativi di precipitazione sono stati modesti come mostra la cartina. Il Mendrisiotto è stato maggiormente interessato da queste correnti umidi, mentre nelle Alpi i quantitativi sono stati trascurabili.

 

somma neve

Fig. 2: Somma delle precipitazioni (pioggia ed equivalente in acqua della neve) cadute tra la mattina dell'8 marzo e la mattina dell'11 marzo, in mm (l/m2).

Spesso si vedevano dei fiocchi di neve, ma non erano praticamente misurabili. I grafici seguenti mostrano i quantitativi del classico pluviometro che fonde la neve e misura l’equivalente in acqua e il rilevamento del rivelatore ottico di precipitazioni, sensibile anche a dei piccoli fiocchi. Come osservabile sul grafico quest’ultimo riusciva a “vedere” la neve, anche se praticamente “inconsistente”.

 

precipitazioni
rain detect

Figg. 3 e 4: Quantitativi di acqua rilevati dal pluviomento (in alto), risoluzione di 10', e presenza di fiocchi di neve o di goccioline d'acqua (sopra), in minuti, per intervalli di 10'.

Le nevicate a nord delle Alpi hanno provato problemi alla circolazione malgrado i quantitativi modesti, perché cadute su suolo gelato, dove hanno formato uno strato scivoloso. Al contrario, a sud delle Alpi il terreno era più caldo, ciò che ha contributo a fondere la neve al contatto con il suolo, soprattutto sulle strade. I grafici mostrano l’andamento della temperatura psicrometrica e della temperatura del terreno a 5 cm di profondità. Sono mostrati i valori di Locarno-Monti, rappresentativi per il versante subalpino, e quelli dell’aeroporto di Kloten per mostrare le condizioni sull’Altopiano.

 

neve

Fig. 5: Andamento delle temperatura psicrometrica a Locarno-Monti e a Kloten. Quando questa è inferiore a circa 1.3° C, le precipitazioni sono sotto forma di neve.

suolo

Fig. 6: Andamento della temperatura del suolo a 5 cm di profondità. A Locarno-Monti essa è sempre stata positiva anche di parecchi gradi, ciò che ha permesso un flusso di calore dal terreno verso l'aria.

bosco

Fig. 7: Uno scorcio di bosco innevato nel Parco delle Gole dalla Breggia.

chiesa rossa

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